Tavolo Milano, la Moratti mette Prodi all’angolo

La città punta a diventare capitale internazionale e vuole almeno una parte delle competenze già concesse a Roma

Sabrina Cottone

La prova dei fatti è attesa per domani, quando Romano Prodi incontrerà Letizia Moratti e Roberto Formigoni. Al «tavolo Milano» convocato dal presidente del Consiglio siederà, oltre al sindaco, al presidente della Regione e al presidente della Provincia, Filippo Penati, anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta. La questione è semplice: il governo ha intenzione di andare oltre le promesse e passare ai fatti? I fatti sono i finanziamenti previsti con il Dpef e la finanziaria, ma anche il sostegno alla legge speciale che conceda a Milano almeno una parte delle competenze e dei fondi già destinati a Roma capitale. Una proposta che ha come contrappunto la città metropolitana a cui punta Penati, che sta approfondendo il recente rapporto dell’Ocse dedicato al tema. La città e la Lombardia sono in attesa da decenni di infrastrutture fondamentali quali la BreBeMi e la Pedemontana. Ma le premesse non sembrano incoraggianti. «Bisogna farne una sola, bisogna scegliere» ha tagliato corto nei giorni scorsi il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro. Adesso a dire l’ultima parola è atteso il premier.
Letizia Moratti punta sulle infrastrutture che riguardano Milano, a partire dalla Tem, la tangenziale esterna che alleggerirebbe non poco il traffico milanese. Il sindaco chiede il sostegno del governo per far diventare Milano una capitale internazionale, sia con la legge speciale che con l’organizzazione di grandi eventi e con la valorizzazione dell’Agenzia per l’innovazione. La Moratti ha candidato Milano per l’Expo 2015 e le Olimpiadi 2020 e chiederà l’aiuto del governo. È inoltre in discussione il ruolo delle utilities locali (a partire da super Aem).
Interessi comuni a Palazzo Marino e alla Regione sono la realizzazione di quelle opere stradali già programmate e concordate col medesimo esecutivo di centrosinistra negli Anni Novanta, e che appunto sono sempre le stesse: Pedemontana, BreBeMi e Tangenziale esterna milanese. Questi progetti saranno in cima all’elenco delle richieste che il governatore lombardo e i suoi assessori presenteranno domani al Governo (riguardo alla proposta di una nuova holding autostradale lombarda vi rimandiamo alla pagina seguente, ndr). Quindi il Pirellone punta su corridoio lombardo della Tav, sviluppo della restante rete ferroviaria («inferiore rispetto a quella del resto d’Italia», la ricorrente denuncia di Formigoni), valorizzazione dell’Hub di Malpensa, ma anche rilancio del federalismo fiscale (promesso alle Regioni e mai attuato), maggiore autonomia e un occhio di riguardo nei confronti dei 9 milioni e mezzo di lombardi, che significa meno catene, meno burocrazia, più spazi di manovra per le imprese (soprattutto le medio/piccole).
A questo proposito, si cercherà pure di capire come mai è prevista una deroga al Patto di Stabilità nazionale per le opere infrastrutturali della Capitale e non per Milano, «come se i pendolari romani avessero più diritto dei nostri» si difendono al Pirellone. Formigoni chiederà inoltre ragguagli sul recente decreto Bersani, di recente paragonato proprio dal presidente della Lombardia a un «Grande Fratello», talmente lo si ritiene invasivo nei confronti delle attività dei singoli cittadini. Al Pirellone sono pronti a presentare persino un ricorso alla Consulta, ritenendo quel decreto più anticostituzionale che liberale. «Un vero e proprio editto contro gli elettori del Nord che non hanno votato per il centrosinistra» è il convincimento di Formigoni, che domani spera di poter essere smentito.