Taxi, un accordo tra mille incognite

Marco Morello

Sulla questione taxi il Comune farà a modo suo. Quello che nei giorni scorsi era sembrato un ultimatum che almeno consentiva una scelta, ha ormai assunto i contorni di un vero e proprio diktat. Il sistema di monitoraggio satellitare sulle macchine in servizio verrà messo a punto in ogni caso, nell’indifferenza totale delle proteste della categoria. L’assessore alla Mobilità Calamante non ha dubbi: «Quello che conta - ha detto ieri - è che il controllo si realizzi. Se poi ci sono proposte per raggiungere questo obiettivo in altri modi le ascolteremo». Come dire, prima imponiamo la nostra strategia e poi eventualmente ne riparliamo. La costruzione e la gestione del sistema sono già state affidate agli ingegneri dell’Atac, che martedì riceveranno dalla giunta il definitivo via libera. L’eccessiva premura del Campidoglio lascia perplesso Daniele Laudonio, presidente di Pronto taxi 6645: «Ci preoccupano le improvvise accelerazioni di Veltroni - ha affermato nel corso di una conferenza stampa -. Noi pensiamo che altri sistemi, meno invasivi per la privacy siano più efficaci per controllare che i turni siano rispettati». Di qui il rinnovo dell’invito a istituire un gruppo di lavoro composto da due rappresentanti dell’amministrazione comunale, dei tassisti e degli utenti per individuare un metodo che possa accontentare tutti. Ma a oggi di questa taskforce non c’è nessuna traccia. E a proposito di assenze rilevanti, Fabio Schiuma ha fortemente biasimato l’atteggiamento di un’altra commissione, quella Trasporti: «La commissione - ha ricordato il consigliere comunale di An - potrebbe svolgere un ruolo di cerniera o comunque di dialogo tra le forze politiche dell’aula Giulio Cesare. Con dispiacere devo constatare la sua totale latitanza. Anche questa è una conferma che è il centrosinistra a non volere un clima di confronto».
Intanto dal 2 ottobre dovrebbe partire il programma speciale predisposto per Termini, con duecento vetture in più al giorno per le corse entro i confini delle Mura Aureliane. Sebbene i tassisti abbiano fatto la loro parte predisponendo i turni integrativi, è facile prevedere che la scadenza non sarà rispettata. Nell’area della stazione scarseggiano i posti e nessuno si è ancora incaricato di sostituire la segnaletica che porta al vecchio parcheggio, ora destinato invece ai bus scoperti. I rappresentanti delle auto bianche hanno avanzato la legittima richiesta di un’adeguata campagna pubblicitaria e dell’installazione di tabelle informative per spiegare le modalità del servizio. Dall’altra parte, nonostante il tempo stringa, è arrivata soltanto la pallida promessa di un appuntamento con Grandi Stazioni, la società che gestisce il complesso. Altro punto dolente è quello dell’adeguamento tariffario. Il Campidoglio al momento non sembra intenzionato a fare concessioni poiché ritiene che un qualsiasi rialzo sia in contrasto con il decreto Bersani. Roberto Pierpaoli, presidente regionale trasporti di Confartigianato, è di parere opposto: «Trovo sia doveroso che il Comune, in forza della sua valenza istituzionale, rispetti gli impegni presi in passato e adegui agli indici Istat le tariffe, affinché siano capaci di tenere il passo con i tempi e non restino congelate nella storia». In sei anni, fanno notare dall’associazione, ad aumentare sono stati unicamente i costi del carburante e i premi assicurativi. «È nell’interesse di tutti uscire da questa impasse - ammette il presidente -. Ma finché l’accordo non sarà trovato e onorato non siamo disposti a mollare né a fare sconti». Sulla stessa linea si pone Loreno Bittarelli, presidente del 3570: «Non bisogna mai perdere di vista la dignità e il rispetto di chi opera e si sacrifica quotidianamente in condizioni difficili, ed è giusto che si veda riconosciuto anche economicamente il grande sforzo che sta compiendo».
A prendere le difese del Campidoglio è invece Giuseppe Battaglia, capogruppo dell’Ulivo in consiglio: «L’amministrazione - ha ricordato Battaglia - fin dall’inizio ha scelto la modalità di un confronto aperto e leale, che rimane aperto a condizione che si sia animati dallo stesso spirito costruttivo nella ricerca dell’accordo». Imporre una propria decisione come la giunta è intenzionata a fare, però, è l’esatto contrario di un atteggiamento di apertura.