Taxi, il governo rompe e i milanesi pagano

Gianandrea Zagato

Sole, rabbia e trolley in mano. Fotografia di viale Forlanini ieri mattina, ore dieci e un minuto. Replay di Milano kappao. Già, i tassisti non accendono i motori: chi sbarca a Linate è prigioniero delle auto bianche. Fermo a sorpresa motivato da due scritte con bomboletta spray, «Bersani infame» e «Bersani a piedi». Ma il ministro per lo Sviluppo non è tra gli appiedati. Lui non si trascina la valigia mentre l’asfalto si liquefà come fosse nel microonde.
«A pagare siamo sempre noi cittadini» sbuffa un passeggero Meridiana, che accompagnato dalla moglie ha un appuntamento «improrogabile» all’Istituto dei Tumori. «Cortesemente» reclama un passaggio «urgente» ai tassisti parcheggiati nel piazzale. Spiega il problema, offre «mancia sicura». Inutile esportare il «made in Sardinia», come inutile è mostrare la cartella clinica. Niente da fare: i pasdaran della protesta appoggiati ai cofani, braccia incrociate, non esaudiscono la richiesta. «Siamo in assemblea perché ci tolgono la michetta di bocca...».
Sola possibilità per raggiungere il centro di Milano è il solito bus 73, Linate-San Babila con venti-fermate-venti inclusi quindici minuti di ritardo per quell’ennesimo blocco stradale firmato dai tassisti in salsa ambrosiana. (...)