Taxi, Veltroni dichiara guerra alla categoria

Daniele Petraroli

Da ieri è guerra aperta sul fronte taxi. Dopo venti giorni di scaramucce tra associazioni di categoria e cooperative da una parte e Comune dall’altra, a spazzare gli ultimi dubbi su un accordo che (a questo punto rimangono pochi dubbi) non partirà mai, è intervenuto il sindaco Veltroni. «O i tassisti faranno applicare alle loro auto il controllo satellitare per conoscere in tempo reale quante macchine in più sono operative o ci saranno 2.500 nuove licenze». Un vero e proprio terremoto in una situazione di per sé già molto difficile. A stretto giro posta la reazione dei tassisti. «Non accettiamo in alcun modo il metodo ricattatorio del sindaco - replica Loreno Bittarelli, presidente del 3570 -. L’aut aut, o il Gps sulle vetture o 2.500 vetture in più, non è un dispetto alla nostra categoria ma ai cittadini. Con molte più auto in giro le tariffe salirebbero vertiginosamente. Veltroni deve darsi una calmata. Pensavamo fosse il sindaco della concertazione invece dobbiamo constatare che non è così. Noi siamo per il dialogo e stiamo cercando di trovare soluzioni adeguate». La spaccatura però è totale. Il Comune pretende di controllare quante auto bianche siano in circolazione (secondo l’accordo dovrebbero essere in media 2.500 in più ogni giorno), i tassisti fanno muro. Gli autisti vogliono l’adeguamento delle tariffe prima di attuare i turni suppletivi e il Campidoglio fa resistenza. Una nuova ondata di scioperi dei taxi, a questo punto, è più di un’ipotesi concreta, come conferma lo stesso Bittarelli: «Non accettiamo più di essere criminalizzati. Adeguare il tassametro fermo al 2001 è un nostro diritto. Il controllo satellitare, poi, il Comune lo facesse sui propri dipendenti. Se non ci vengono incontro per noi l’accordo decade automaticamente per inadempienza del Campidoglio. Lo sciopero? Se non c’è altra possibilità per far comprendere le nostre ragioni lo useremo». Ergo, Roma rischia di trovarsi nuovamente assediata dalle auto bianche come a luglio. Veltroni, però, appare inflessibile: «Martedì porteremo in Giunta la delibera che prevede l’installazione del controllo satellitare sulle vetture. Credo che i tassisti ora debbano mettere alla porta chi li utilizza in modo strumentale. Possono scegliere se partecipare a un potenziamento del servizio e al recupero del rapporto con la cittadinanza che credo sia indispensabile a questo punto o se vogliono 2.500 targhe in più. Faranno 1, 2, 3, 4, 5 giorni di sciopero? Non fa niente». Ma davvero i 6mila tassisti sono «usati» da Bittarelli come dice il sindaco? Sulle posizioni di Bittarelli in realtà è schierata l’intera categoria. «Non siamo disposti a rispettare nessun accordo - la dichiarazione del coordinatore nazionale dell’Ugl Taxi Pietro Marinelli -. L’adeguamento delle tariffe ci spetta. Sul sistema Gps, poi, siamo assolutamente intransigenti. A questo punto lo sciopero è più vicino». Più soft nei toni la dichiarazione di Nicola Di Giacobbe, segretario della Cgil Unica Taxi, ma altrettanto decisa nel merito: «Richiamiamo tutti alla calma ma le tariffe attuali sono ferme al 2001 e c’era già un accordo sottoscritto il 21 giugno 2005 per adeguarle». Simile la posizione della Cna Taxi. Come se non bastasse, poi, anche le associazioni dei consumatori Adoc, Adusbef e Codacons minacciano un loro sciopero. Contro i tassisti ovviamente. Intanto, con un trionfalismo che suona quantomeno fuori luogo, l’assessore capitolino alla Mobilità Mauro Calamante ha annunciato che dal primo ottobre (come da delibera passata ieri in Giunta) ci saranno cento auto bianche in più a Termini la mattina e cento in più il pomeriggio. Ma solo per un tragitto compreso tra stazione e Mura Aureliane. Come dire, visto il fallimento dell’«accordo storico» (parole di Veltroni il 30 agosto) il Comune si consola con le piccolezze.