Taylor Swift: "Batto anche gli U2 perché sono semplice"

È la cantante (19 anni) che ha venduto più cd in Usa con il suo pop acqua e sapone: "Ho fatto le scuole cristiane, è ora di riscoprire i valori"

Milano - D’accordo, la notizia c’è: la sconosciuta (qui da noi) Taylor Swift negli Stati Uniti in tre mesi ha venduto più cd degli U2. Con le cifre siamo lì: 787mila contro 696mila. Ma per tutto il resto non c’è paragone: loro sono la più grande rock band del mondo. Lei è una ragazzina di diciannove anni al secondo disco, non ha ramificazioni gossipare né si veste come una cubista. Semplicemente si scrive le sue canzoni e le canta con una bella voce sottile, mescolando la tradizionale lezione country dell’America di mezzo con gli accenti del pop più radiofonico. Avete presente Shania Twain? Ecco, meno «over produced», meno super prodotta. Però se Taylor Swift da Wyomissing in Pennsylvania, classe 1989, riesce ad avere un successo così grande, se una biondina diplomata in una scuola cristiana del Tennessee, capace di suonare la chitarra a dodici corde da quando ha 11 anni, vincitrice a quindici anni di un premio per aver scritto il poemetto Un mostro nel mio ufficio, insomma se una così ce la fa a diventare un fenomeno del pop, vuol dire che qualcosa sta cambiando. Che cosa? «Forse la gente pensa di meno a fare shopping e più ad altre cose» spiega lei con un bell’accento rotondo che non lascia scampo. E forse ha pure ragione.

Però torniamo indietro: dalla provincia americana al primo posto in classifica il passo è lungo.
«Mica tanto. Mia nonna era una cantante d’opera conosciuta in mezzo mondo. E io già a undici anni sono andata a Nashville a cercarmi un contratto e a quindici ho rifiutato un accordo con la Rca (una delle etichette più prestigiose del mondo, ndr) solo perché i dirigenti non volevano farmi interpretare i miei brani. Insomma, non è un caso se sono davvero diventata una cantante».

Una popstar, a dirla tutta.
«Mai come i miei idoli: LeAnn Rimes e Dixie Chicks. Anche loro si sono fatte notare come me».

Come?
«Suonando in un club».

Suonava anche una speciale «koa wood guitar», la più famosa chitarra hawaiana.
«Avevo quindici anni e stavo cantando al Bluebird Cafè di Nashville quando un discografico mi ha offerto il contratto che cercavo. Poi è uscito il mio primo singolo Tim McGraw e da lì poi è nato tutto».

Adesso vende più dischi degli U2.
«Forse il mio segreto è la semplicità. Anche loro sono semplici naturalmente, ma in un altro modo. Io mi sento davvero vicino alle cose di tutti i giorni, all’amore, alla perdita dell’amore e alle gioie che rendono bella la vita di ognuno di noi».

Sembra di sentir parlare una cantante degli anni Cinquanta.
«Ho fatto le scuole cristiane, credo sia davvero il momento giusto per riscoprire i valori essenziali della vita».

Insomma, si sente una cantautrice vecchio stile.
«Sono una ragazza che ama scrivere e cantare. Di sicuro sono molto lontana da quel tipo di glamour alla Britney Spears: non mi sentirei a mio agio a presentarmi in quel modo».

Però il suo fidanzamento con Joe Jonas dei Jonas Brothers ha scatenato qualche paparazzo.
«Roba da poco, però. A me piace apparire solo come cantante. Allora sì che mi scateno: mettetemi su di un palco e troverete un’altra Taylor Swift» (ride, ndr).

Sarà, ma poche settimane fa lei ha debuttato recitando in tv.
«La puntata di Csi? Una bellissima esperienza. E tra poco sarò pure “la ragazza che canta al bar” nel film Hannah Montana: The Movie che negli Stati Uniti uscirà a metà aprile».

Pubblicherà mai il romanzo di 350 pagine che ha scritto isolandosi dal mondo per un’intera estate?
«Non lo so mica, mi vergogno, accidenti!».