Tbc nei campi rom: la Regione non dà l’ok alle asl

Casilino 900: entro febbraio sarà smantellato, nell’arco di 15-20 giorni si deciderà l’area dove costruire il nuovo campo. Questa settimana, il giorno è ancora da decidere, il sindaco Gianni Alemanno presenterà il piano nomadi assieme al ministro dell’Interno Roberto Maroni. Al palo, invece, la Regione Lazio sul piano anti-tbc.
Tante le novità sul fronte nomadi. È l’assessore alle Politiche sociali Sveva Belviso a indicare i tempi di sgombero del Casilino 900: «Se fosse dipeso solo dalla volontà del sindaco, il campo lo avremmo già chiuso da un pezzo. Il commissariamento, il cambio del prefetto, ci hanno costretto a fare un passo indietro. Ora stiamo solo aspettando che Giuseppe Pecoraro ci indichi questa benedetta area dove trasferire i rom. Poi ci sono i tempi per costruire materialmente il campo, sistemare e attrezzare l’area. In tutto otto mesi. Si conta di chiudere il Casilino 900 per gennaio-febbraio 2010». Fatti i conti, 8 mesi, significa iniziare da un momento all’altro i primi lavori. A cavallo di maggio e giugno? «Appena ci danno l’area partiamo - conferma la Belviso - Noi siamo pronti». La localizzazione la deciderà il prefetto. A cavallo del Raccordo, non troppo vicino all’abitato. Ma neppure in un eremo sperduto, fra sabbia, sassi e serpenti. Dove? Di voci nei mesi passati ne sono circolate parecchie. I municipi interessati sono il V, il XVIII, il XX. «Se l’area dovesse essere critica - puntualizza l’assessore - diremo la nostra. Ma l’ultima parola, così come la proposta, spetta a Pecoraro».
Le condizioni del Casilino 900 nel frattempo si fanno più drammatiche. Da qualche tempo i nomadi hanno ripreso a bruciare copertoni, lamenta il Comitato di quartiere Torre Spaccata: «Tutte le sere respiriamo l’aria acre e pestifera che si leva dai fumi delle gomme e dei cavi di rame che bruciano - dice Bruno Di Venuta -. Giorni fa sono andate a fuoco tre baracche del campo, al Casilino 900 i pompieri sono ormai di casa». E la situazione sta addirittura peggiorando: «Altri rom, forse sgomberati da altri posti, hanno trovato rifugio nella vecchia area del Casilino 700, sono oltre un centinaio», denuncia il comitato di quartiere.
Il sindaco Alemanno intanto preannuncia in settimana la presentazione del piano nomadi: «Ci sono già degli atti preliminari fatti, degli appalti che sono già partiti». Dal primo giugno, in particolare, inizierà il servizio di vigilanza dei campi riconosciuti. Qualche polemica viene rispedita al mittente dall’assessore Belviso: i vigilantes avranno poteri di polizia giudiziaria, potranno fermare e identificare i sospetti; le società cui appartengono sono state segnalate dalla Questura. Dunque, massima affidabilità.
Tutto fermo, invece, sul piano anti-tbc. Il piano, elaborato dal professor Fernando Aiuti, presidente della commissione Sanità, prevede lo screening (febbre, tosse, dimagrimento improvviso) dell’intera popolazione nomade. Le risorse (180mila euro) sono state stanziate nel bilancio previsionale 2009, a marzo, dal consiglio comunale. «L’iter procedurale è stato concordato con le Asl e l’ospedale Spallanzani - afferma Sveva Belviso -. Noi siamo pronti. Abbiamo inviato la bozza di protocollo alla Regione, perché dia l’autorizzazione alle Asl. Aspettiamo solo quello per partire». Purtroppo la risposta della Regione tarda. Il vice-presidente Esterino Montino esita. Tutto è fermo.
E intanto la situazione si fa più grave. Nei campi nomadi i casi di tubercolosi si moltiplicano. Sono esattamente tre volte rispetto allo scorso anno: «Dai dati delle Asl - spiega Aiuti - nel primo trimestre 2009 risultano 145 casi. In tutto il 2008, erano stati 233». Topi, sporcizia, mancanza d’acqua mettono a rischio soprattutto i minori. La tbc, malattia debellata nel nostro paese, torna a far paura. I nomadi girano sui bus, sulle metro. Basta un solo colpo di tosse per trasmettere l’infezione. «I rischi maggiori sono per i bambini nelle scuole», precisa il pediatra della Fimp, Antonio Palma. Non tutte le persone infette sviluppano la malattia completa; infezioni asintomatiche sono comuni. Nonostante questo, una su dieci diventa malattia attiva, che, se non trattata, uccide.