"Prima di te avevo quattro donne per volta"

Escono i diari di Claretta con le parole del Duce tra il 1932 e il ’38.
Antisemita, indignato col Vaticano e pronto alle millanterie sessuali
con la giovane amante. Ma nelle confessioni c’è qualche stranezza...

Claretta Petacci

Ebrei
18.4.38: «Questi porci di ebrei, un popolo destinato ad essere trucidato completamente. Sai, noi che siamo per loro? Cani, così ci chiamano: ... , che vuol dire cani. Non hanno una terra perché non la vogliono, preferiscono sfruttare questi cretini che li ospitano. Traditori, si rivoltarono contro il popolo che li aveva ospitati e protetti. Puah!
2.9.38: Al mare. Mangia, e intanto parliamo degli ebrei: «Non gli sarà fatto nulla di male, ma non devono togliere il pane ai nostri. Loro devono fare la loro vita, commercio e basta, senza invadere i nostri campi. Guarda quanti professori, quanti insegnanti. No, troppo. Hanno la pensione, non vanno sul lastrico. Devono fare come tutti gli stranieri che sono in Italia non hanno cariche, lavorano per conto loro. Lo scopo è purificare la razza e far lavorare gli ariani ai posti sfruttati da loro. Ti dà l’idea del mio razzismo il fatto che nel 1929, all’inaugurazione dell’Accademia, dichiarai che mai e poi mai si sarebbe fatto un accademico ebreo. E per risalire ancora nel 1923, quando nei miei discorsi li attaccavo ferocemente».
«Sai ciò che mi accadde la prima volta in quell’albergo . Ero lì a sfrugugliare senza riuscire a fare nulla. Tanto che dovetti smettere. Trovai una scusa, un malore momentaneo, e così uscimmo. la seconda volta riuscii. Non potevo per l’odore, l’odore terribile che hanno addosso. Forse dipende dall’alimentazione. Noi siamo goym per loro. Ci sfruttano e ci odiano, sono dei senza patria, dei senza Dio. Oggi sono polacchi, domani turchi o francesi. Stanno dove torna conto a loro, e ti spremono. Sono una razza maledetta, sono deicidi. Hanno voglia a dire che il nostro Dio lo abbiamo preso a loro, lo hanno rinnegato e ucciso perciò non era dei loro, altrimenti lo avrebbero riconosciuto. Non era della loro razza, e lo hanno ucciso. Non farò loro alcun male, devono vivere separati da noi come stranieri. Tutti quelli che avranno fatto cose buone saranno lasciati stare: i combattenti, quelli che vorranno cambiare nome. Non li rovino, li divido. Tu comprendi, vero?».
9.10.38: Al mare. Legge e commenta: «Canaglie!» S’inquieta, dà grandi pugni sul tavolo. Scatta, sbuffa, è nervoso. Poi va addirittura in bestia: «Ah, questi ebrei, li distruggerò tutti. Ora dicono che sono stato clemente perché Roosevelt in un suo messaggio mi avrebbe detto che, se non evitavo del male agli ebrei, lui avrebbe mandato via tutti gli italiani . Ah, per Dio! Se avessi ricevuto un simile messaggio, lo avrei stracciato in faccia all’ambasciatore. Ma intanto, vedi che roba. Sono stato buono, paziente. Non li ho colpiti troppo, e loro... Sono dei veri porci. Leggi, leggi qui. Canaglie... Ma io li ucciderò tutti, tutti».

Vaticano
16.11.38: «Sono dei miserabili ipocriti. Ho proibito i matrimoni misti, e il papa mi chiede di far sposare un italiano con una negra. Solo perché questa è cattolica. Ah no! A costo di spaccare il muso a tutti. va d’accordo con l’Ungheria, paese dov’è consentito il divorzio. (...) Quindi è proprio verso l’Italia che fa tutte queste miserie. Contro di me, per irritarmi. Invece di ringraziarmi, di aiutarmi, di essere grati che ancora sono in piedi. Sono della brutta gente. Ma non credano di spuntarla con me. Non acconsentirò mai che un bianco sposi una negra, solo perché è cattolica. Allora tutti, giapponesi, cinesi, potrebbero fare lo stesso. E verrebbero fuori quegli incroci orrendi, terribili, che mi portò a vedere Federzoni. Credimi, sono uno spavento. Mi farò ridare quelle foto, vedrai che mostri. No, la razza la difendo».

Luci rosse
26.2.38: «Abbi paura del mio amore, è come un ciclone, è tremendo, travolge tutto. Devi tremare. Se avessi potuto, oggi ti sarei venuto dentro con il cavallo».
3.4.38: «Tre volte uccellino ha dormito ritirato e indignato. Nel 1904 a Losanna traducevo dei libri con una russa, una certa ... . Anche la notte stavamo a scrivere bevendo caffè, e io non l’ho mai toccata, mai. Questo ha provocato il suo odio tremendo, tanto che ancora scrive libri contro di me. Sì, era brutta, molto, repellente proprio. Un’altra volta con la Sarfatti, per l’odore non feci nulla quella sera. E con la Principessa è la terza volta».Claretta: «E la migliore».
12.5.38: «Il pensiero di essere soltanto di una donna mi era inconcepibile. C’è stato un periodo che avevo quattordici donne, e ne prendevo tre-quattro per sera, una dopo l’altra. Una sera alle 8 la Rismondo, alle 9 la Sarfatti, alle 10 la Magda , pianista bretone, e poi all’una una brasilera terribile. Questo ti dà l’idea della mia sessualità».

Politica
29.11.37: «L’ulcera è una conseguenza psichica. Quando si soffre molto, quando si hanno dispiaceri. Io per esempio ho avuto l’ulcera dopo il fatto Matteotti, periodo terribile: accuse, sospetti, ansie, lotte, momenti tragici. La notte non dormivo. Cominciai a sentire dolore, e finito il fatto lo avevo sempre. Una sera a letto mi sentii male e vomitai sangue, poi si fermò. Mi alzai per andare al bagno, e lì di nuovo altro sangue: caddi a terra di schianto. Rimasi svenuto quasi venti minuti».
Vanità
20.3.38: Claretta: «Io non ti sopravvivo. Sono nata per te, finisco con te». Mussolini: «Lo sai perché mi dispiace morire? Perché mi dispiace lasciarti. Ma dopo due anni almeno ti farai un altro amante. Sarai di un altro... E io sarò morto. È terribile». Claretta: «Io non ti sopravvivo, ti seguo. Sono nata per te, finisco con te».