Te lo canto io, il Sessantotto Colonna sonora di una rivoluzione

Per la prima volta il Sessantotto mette piede a teatro nella forma della narrazione storica e del teatro-canzone. Quello di Giulio Casale, l'ex rocker degli Estra che, da solista, ha conquistato negli ultimi anni consensi unanimi con una serie di recital acuti e molto personali, non ultimo il fortunato riallestimento del provocatorio Polli di allevamento della coppia Gaber-Luporini.
Il musicista-cantante-attore sarà al Piccolo Teatro Strehler il prossimo 7 aprile per la premiere nazionale di Formidabili quegli anni, trasposizione drammaturgia (prodotta da Tieffe Stabile d'Innovazione di Milano e dall'associazione Il Crogiuolo di Cagliari) dell'omonimo libro di Mario Capanna, le cui parole saranno recitate sul palcoscenico insieme a canzoni (eseguite da Casale accompagnato da Carlo Cialdo Capelli) capaci di costituire la colonna sonora di un'epoca. Brani di Guccini (Dio è morto), De Gregori (La leva calcistica della classe '68), De André (Canzone del maggio), Gaber (C'è solo la strada), Vian (Il disertore) e dello stesso Casale (la splendida Ora o mai più e la rilettura di Se non hai che l'amore di Jacques Brel), scelti per punteggiare, con la forza evocativa della musica, le testimonianze del mai domo leader del Movimento Studentesco.
«Lo spettacolo non vuole essere un amarcord, ma una trasposizione teatrale che rende più incalzante il ritmo della narrazione degli eventi internazionali e dei fatti italiani che marchiarono un periodo importante per il Paese e l'intero pianeta - ha spiegato con entusiasmo l’ex segretario di Democrazia Proletaria -. Non esagero quando dico che il Sessantotto è stato il momento più alto della storia recente, in cui l'umanità ha saputo, pressoché simultaneamente, guardarsi in faccia e interrogarsi. Una vera e propria rivoluzione, decisiva nell'evoluzione dei diritti civili, che al contrario di altre rivoluzione non ha ucciso nessuno. Riguardare dal di dentro quell'esperienza può esserci d'aiuto a immaginare meglio l'oggi e a costruire insieme il futuro».
«Nel mio caso la nostalgia sarebbe immotivata, per questo rileggere quegli anni risponde all'esigenza di scuotersi dallo stallo, il senso di impotenza e il declino sociale e culturale in cui viviamo - ha chiosato Casale, il quale nel Sessantotto non era nemmeno nel pensiero dei suoi genitori (è nato nel 1971) -. Casomai c'è la voglia di riaprire uno spiraglio di consapevolezza collettiva e di messa in discussione di sé di fronte al malessere e l'angoscia del nostro tempo».
Formidabili quegli anni
Piccolo Teatro Strehler
7 aprile, ore 21