TE LA DO IO L’INCHIESTA: BASTAVA IL «GIORNALE»

Lo so, certo, non è mai bello dire: «Rileggetemi». Ma questa volta mi sento di fare un’eccezione, anche perché non mi rivolgo ai miei quattro affezionati lettori (mamma Rosa, mia figlia Elisa, e già su quest’ultima ho qualche dubbio, e i miei fratelli Attilio e Giorgio, solo quando li avverto con una telefonata preventiva...). No, questa volta mi rivolgo, e scusate se è poco, alla magistratura genovese, o almeno a quella parte di essa che sta alacremente indagando da mesi sulla faccenda Multipurpose. Roba grossa, un casino: concussione, truffa aggravata, turbativa d’asta, Giovanni Novi agli arresti domiciliari, e veleni e sospetti e sospettati a tutto campo. E poi, mezza Genova intercettata, ma che dico mezza Genova? Si parla, si dice, si presume, si sospira - e si legge su alcuni quotidiani, sempre gli stessi, in quanto evidentemente molto bene informati - di altri arresti eccellenti, nomi grossi, nazionali. Il procuratore aggiunto Mario Morisani, che coordina l’inchiesta assieme ai pubblici ministeri Enrico Zucca e Walter Cotugno, informa che «non ci sono parlamentari inquisiti», il che esclude, tanto per non far nomi, Claudio Scajola e Luigi Grillo, ma non altri personaggi che sono stati e non sono più membri del parlamento. Si parla, si dice e si sospira - e si legge si alcuni quotidiani, sempre gli stessi, quasi fossero cassa di risonanza del Palazzo - di interessi incrociati, di intercettazioni che riguardano altre aree portuali, Voltri, Calata Bettolo, l’assetto degli Erzelli e delle Acciaierie, e coinvolgono decisioni strategiche per il futuro della città. Tutto contenuto in 129 pagine fitte della richiesta di custodia cautelare e in oltre 5mila pagine altrettanto fitte di annessi e connessi che fanno parte dell’indagine. (...)
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