Il team milanese «La Mimosa» si aggiudica il Royal Cars Open

Il quartetto ha battuto l’Iron Cave Prink di Roma grazie all’apporto decisivo dei suoi campioni argentini

dal nostro inviato a Cameri

Uno degli aspetti più inquietanti è che a palla lontana si capisce poco, almeno per chi non mastica la disciplina. Per i frequentatori invece anche a duecento metri di distanza ogni azione è nitida come una giornata di primavera in collina, seguono commenti e ohhh di meraviglia per quei colpi che meritano. Il polo è questo, trentadue zampe attorno a una boccia bianca, cambi di traiettoria, galoppate, inseguimenti con la mazza che rotea, cambi di cavallo in corsa, il lavoro oscuro dei petisos. Ieri fuori Novara si sono giocate le finali del Royal Cars Open d’Italia, e La Mimosa, l’unica milanese delle sei squadre sul prato del club Cascina Bornago, ha vinto il torneo internazionale organizzato dall’Iron Cave Prink di Roma, proprio il quartetto battuto dal team milanese gonfio di professionisti argentini.
Il migliore del mondo è Adolfito Cambiaso, attaccante, ma lui a Cameri non c’era. Si porta a casa circa un milione di dollari l’anno per prendere a bastonate una pallina di caucciù, solo che come lo fa lui, non lo fa nessuno, preciso e letale. Gioca con il numero 1, il 2 e il 3 sono i centrocampisti, il back è il numero 4 e la squadra è fatta. Gira la voce che per tirare in piedi un team siano sufficienti qualche buon cavallo e tre professionisti argentini, in mezzo ci stanno centinaia o migliaia di euro, dipende se si vuole vincere o solo partecipare. Di certo la voce che gira spiega anche che i professionisti argentini sono brava gente e ce la mettono sempre tutta, tanto che il patron che caccia gli euro e fa il quarto finisce spesso per fare da spettatore, nel senso che i tre non gli consentono di fare danni e quindi di colpire la pallina. Adesso nei prossimi due weekend si gioca a La Nuova Poncia di Lecco, a ottobre e aperto ai gentleman, ci sarà ancora alla Cascina Bornago un circuito in onore e alla memoria del generale Pietro Giannattasio capo dell’Ufficio Politico Militare del Ministero della Difesa, già presidente del Gruppo italiano Polo, giocatore della squadra della cavalleria dell’Esercito di Tor di Quinto.
Il polo è anche questo, si gioca per una piccola coppa che non dà accesso a nulla, ogni volta occorre reinventarsi la squadra in funzione della propria disponibilità economica e ogni squadra gioca la sua finale. Gli argentini si sono presentati con una ventina di cavalli, restano qui tutta la stagione, si spostano nelle sedi dei tornei e mangiano asado. I tornei si chiudono con una grigliata a bordo campo aperta a tutti, basta informarsi.