Teatri: cachet più bassi e tetto per le spese

da Roma

Acque agitate nel mondo della lirica italiana. Nei giorni scorsi si sono fatte sempre più insistenti le voci dell’ennesimo «giro di vite» sul bilancio delle fondazioni liriche, già provate dalla riduzione del 20% del Fus (Fondo unico per lo spettacolo) stabilito dalla Finanziaria.
Voci che trovano conferma da parte dello stesso ministero della Cultura. Sta, infatti, per essere pubblicato (dopo il placet degli organi di controllo) un decreto firmato dal ministro Buttiglione che stabilisce alcune norme sulla gestione della spesa dei teatri lirici nazionali.
Il decreto prevede per la prima volta l’istituzione di un conferenza dei sovrintendenti con la quale discutere e confrontare non soltanto i problemi amministrativi ma anche quelli che riguardano più direttamente i costi delle produzioni. «Ci serviremo di un server e una banca dati - spiega Salvo Nastasi, direttore generale dello spettacolo dal vivo del ministero - nel quale immettere tutti i dati relativi alle spese degli enti lirici. Un modo cioè per confrontarsi sulle spese e sui cachet».
Al decreto viene allegata una tabella divisa in tre parti (concertistica, lirica, danza) dove vengono riportati i minimi e i massimi dei cachet per artisti e consulenti. Ed è questa la vera pietra dello scandalo. Almeno a detta degli operatori del settore che già si sentono fortemente penalizzati dai tagli. Lo spirito del decreto - spiega lo stesso Nastasi - è quello di ottenere «un taglio di almeno il 10 % dei costi delle produzioni». Nel triennio 2006-2008 le fondazioni dovranno abbattere i costi attraverso il sistema riportato proprio dal decreto. «Questo non vuol dire - mette le mani avanti Nastasi - diminuire la quantità delle produzioni come molti lamentano, o la loro qualità. Il nostro obiettivo è solo quello di ridurre i costi dei cachet lievitati in proporzioni esagerate rispetto ai parametri internazionali».
Al di là delle buone intenzioni, restano le perplessità di molti degli addetti ai lavori. «Ritengo incomprensibile - commenta Walter Vergnano, sovrintendente del Teatro Regio di Torino, nonché presidente dell’Anfols, l’associazione che fa capo all’Agis e che raccoglie le fondazioni liriche e sinfoniche - l’affermazione che produciamo troppo poco a costi fissi. Diminuire le spese è impossibile senza ridurre al tempo stesso la produzione. E già molte fondazioni si stanno attrezzando a ridimensionare i programmi del 2006 dopo l’approvazione dei tagli al Fus. Senza contare alcuni dati in controtendenza forniti proprio dagli enti lirici nel dicembre scorso, quando si è organizzato un primo e spontaneo movimento di protesta nei confronti dei tagli della Finanziaria. Il pubblico dell’Opera è cresciuto nel triennio tra il 2002 e il 2004 di oltre 200mila spettatori. Gli stessi abbonati sono aumentati di oltre il 10%, mentre le recite sono passate da 1400 a 1500. A fronte - dimostrano i rappresentanti degli enti lirici - di una drastica riduzione del contributo statale passato dai 242 milioni di euro del 2004 ai 180 previsti dall’ultima Finanziaria.
«I tagli rischiano di compromettere l’esistenza stessa delle Fondazioni - aggiunge Vergnano -. E a chi dice che si dovrebbero tagliare i costi fissi rispondo che i dipendenti degli enti lirici non sono troppi né troppo pagati. La loro professionalità va rispettata e difesa».
«L’aumento degli spettatori - replica Nastasi - non si discute. Ma è un’ovvia conseguenza dell’aumento dell’offerta musicale. Con il nuovo decreto il ministro Buttiglione intende intraprendere una strada ancora non battuta. Bisogna coinvolgere i giovani e le famiglie. I biglietti last minute che abbiamo inserito nel decreto sono pensati per un pubblico di giovani sotto i 26 anni di età che, al momento, rappresenta appena l’un per cento del pubblico della lirica. È su loro che bisogna puntare se si vuole aumentare nel tempo la fruizione della lirica nel nostro Paese».
Insomma due scuole di pensiero stanno per vedere confutate o registrate le rispettive idee. Da un lato ci sono gli enti lirici che sentenziano: una riforma che risani il sistema non può partire dai tagli. Dall’altro c’è il ministero che ribatte: una razionalizzazione delle spese non è incompatibile con la rinascita della lirica. Non resta che attendere il verdetto del pubblico.