A teatro la Comencini cala «quattro assi»

Francesca Scapinelli

Alla ricerca della femminilità perduta. Lo sono le protagoniste di Due partite, lo spettacolo in due atti scritto e diretto da Cristina Comencini, al debutto il 7 aprile al teatro Valle. Sul palco quattro donne, interpretate da attrici amate anche dal grande pubblico quali Margherita Buy, Isabella Ferrari, Marina Massironi e Valeria Milillo: i loro destini sono accomunati dall’insoddisfazione, dalla ricerca di una felicità che non arriva.
La prima parte del racconto si svolge alla metà degli anni Sessanta, nel salotto in cui le amiche si danno appuntamento ogni giovedì per giocare a carte e, soprattutto, scambiare quattro chiacchiere. Una di loro (Ferrari, che si esprime in un piacevole dialetto piacentino) sta per portare a termine la gravidanza, mentre le altre sono già mamme e le bambine giocano nella stanza accanto. La partita è l’occasione per riflettere, scherzare, confidare delusioni e infelicità di cui si è più o meno consapevoli. C’è Sofia (Milillo) che per riempire il vuoto della vita matrimoniale si divide tra due esistenze («ho una casa in cui fare la mamma e una in cui fare l’amore»); c’è Claudia (Massironi), che tutti sanno essere tradita dal marito; ecco poi Gabriella (Buy), tormentata e sarcastica, che ha sacrificato il talento musicale per l’uomo che ama; infine, l’ingenua Beatrice (Ferrari), che si carezza il pancione e si stupisce che tutto non sia sempre rose e fiori.
Se il primo atto si chiude sui dolori del parto, è ancora il dolore ad aprire il secondo, ambientato ai nostri giorni: una delle amiche è morta e le figlie si trovano al funerale. Sono quarantenni più stanche e attive delle madri, ma non per questo realizzate e serene. Chi lavora tanto quanto la figlia di Sofia, medico, ha quasi negato la propria femminilità. Anche chi ha cercato di non mettere a tacere la passione artistica (la pianista Sara) e ha al proprio fianco un uomo, non è contenta. Anzi, è come se il ruolo femminile spettasse al coniuge.
Nessuna di loro è madre. Ma allora, per eventuali nipotine delle donne del primo atto, andrebbe ancora peggio? «Speriamo di no - osserva la regista, reduce dal successo della Bestia nel cuore -. Già il fatto che i personaggi abbiano uno spazio per riflettere su cosa significhi essere donna, moglie e madre, è positivo. Ma il finale è quasi una veglia funebre sulla femminilità, che oggi si sta perdendo. Un indicatore banale è che ormai non si indossa più la gonna, un tempo abituale».
Ma non si deve tornare indietro, precisa la Comencini. «Ho preso parte al movimento femminista e non me ne pento. Ma oggi parteciperei volentieri a un movimento femminile». «Quando vedo in televisione una femminilità così esposta e prepotente come quella che va di moda, mi vergogno quasi - aggiunge la Buy, in questi giorni alla ribalta anche per il film di Nanni Moretti -. Femminilità è altro». «È una libertà interiore, così come condizione mentale è l’essere madre - conclude la regista -. Anche chi non ha figli è madre».
Due partite è una produzione targata Eti (Ente teatrale italiano) e «Artisti riuniti», l’associazione non profit nata con l’obiettivo di fondere i linguaggi di teatro, cinema, televisione e letteratura (soci fondatori, oltre a Comencini, Piero Maccarinelli, Francesca Ardenzi, Roberto Cicutto, Tilde Corsi, Carlo Degli Esposti, Riccardo Tozzi, Carol Levi).
Teatro Valle, fino al 23 aprile. Biglietti dagli 8 ai 29 euro. Informazioni: 800011616, 06-44013260/265/292.