Il teatro d’autore ora si è trasferito in periferia

Reduci dal successo raccolto con Ascoltami bene, la drammaturga/regista Emanuela Giordano e la pluripremiata attrice Mascia Musy tornano insieme sul palcoscenico a raccontare, ancora una volta, una storia di diritti negati, di emarginazione dolorosa, di ingenuità tradita, di violenza fisica e psicologica. Love si intitola l’importante monologo che, tratto da un racconto di Susanna Tamaro, debutta domani sera al teatro Tor Bella Monaca (in replica anche domenica, 06/2010579). Love come l’amore mancato alla piccola zingara protagonista: adolescente rapita alla sua gioventù e alla sua stessa vita che, entrata in un diabolico giro di prostituzione e sfruttamento, intravede nell’incontro con un uomo «amorevole» la sua meritata occasione di riscatto. Ma altre cocenti disillusioni l’attendono, aggravate da quel figlio concepito così prematuramente e così amaramente che le cresce dentro. Spettacolo dunque che attinge alla radice civile e in definitiva umana del teatro per non farci dimenticare chi sta ai margini della società, chi appunta la propria esistenza sul filo instabile di un destino fin troppo feroce. «Una ballata epica - la definisce la stessa Giordano - dedicata all’infanzia meno amata, quella di cui ogni giorno diffidiamo e con cui non sappiamo fare i conti». Ad accompagnare in scena la brava interprete/fabulatrice le musiche originali scritte ed eseguite da Fiore Benigni.
E sempre di amore si parla in un altro monologo atteso invece, per questa sera e domani, al Teatro Biblioteca Quarticciolo (06/98951725). Duccio Camerini ripropone infatti al pubblico capitolino un lavoro di qualche tempo fa che trasforma la ricca produzione lirica di Shakespeare - si intitola I Sonetti di Shakespeare - in un flusso di pensieri e riflessioni sui sentimenti, sulla morte, sull’ossessione del tempo che fugge, dalla fisionomia assolutamente godibile e attuale. Concepito come un piccolo saggio di teatro di narrazione, questo lavoro cuce insieme passato e presente, filosofia e vita corrente, affidando all’autore/attore il non facile compito di sovrapporre al fascino della parola e dell’immaginario shakespeariani (con tutto il mistero, inoltre, che avvolge da sempre questa silloge di componimenti) il valore condivisibile di un’orazione sull’oggi che, in fin dei conti, ha al centro del suo dibattito sempre e solo l’animo umano.