Il teatro «dissidente» che arriva dall’Est

Il nuovo teatro europeo? Viene dall’est e in questi giorni fa tappa a Milano. Gli attori bielorussi della compagnia Belarus Free Theatre, il regista lettone Alvis Hermanis, i ragazzi rom e serbi coinvolti in Brat (fratello) e il drammaturgo polacco Tadeusz Kantor, scomparso vent’anni fa e ora ricordato con un concorso e una mostra, sono i protagonisti di quest’ultimo scorcio dell’autunno teatrale ambrosiano. Spettacoli sottilmente cruenti o dichiaratamente malinconici, pregni a volte di indignazione e altre volte di oniriche reminiscenze, si stanno avvicendando sui palcoscenici della città: a riprova della vivacità della ricerca scenica dell’Europa orientale, e di come Milano sia un luogo di confronto delle nuove tendenze teatrali.
«I nostri attori fanno pressing in tutte le zone del campo»: Nikolai Khalezin, regista del Belarus Free Theatre (noto anche come BFT), ha riassunto con questa metafora calcistica la poetica della sua compagnia. E in effetti i giovani interpreti bielorussi, ospiti negli scorsi giorni del Franco Parenti, adottano tecniche espressive che marcano a uomo lo spettatore e non lasciano vie di scampo. Per raccontare il clima di intimidazione che regna nel loro paese, i membri del BFT «dicono attraverso la gestualità ciò che tutti gli altri tacciono», pagando di persona il costo della mancata omertà. Presente nei maggiori festival internazionali, appoggiato da premi Nobel come Harold Pinter e Václav Havel e da star come Mick Jagger e Steven Spielberg, il Belarus in patria può tenere spettacoli solo presso case private, birrerie e boschi ai margini delle città, se vuole eludere la sorveglianza del KGB (in Bielorussia si chiama ancora così). Il teatro stringato e spigoloso, energico e astutamente crudele del BFT è perfettamente simmetrico a quello crepuscolare, trasognato, saturo di allusioni sonore e di suggestioni visive praticato da Alvis Hermanis. Quarantacinquenne, direttore del Teatro Stabile di Riga, figura di spicco nel panorama teatrale internazionale, Hermanis dirige il cast di bravi attori italiani che interpreta Le signorine di Wilko, un efficace adattamento dell’omonimo romanzo di Jaroslaw Iwaszkiewicz, in scena all’Elfo Puccini fino a domenica 5 dicembre. Con uno piglio decisamente proustiano, ma a volte anche un po’ felliniano, e con molta riverenza nei confronti di Cechov, il regista lettone mette a fuoco in questo spettacolo i rapporti tra sei donne e un reduce della seconda guerra mondiale che ha condiviso con loro la giovinezza. Le diverse fasi creative del raffinato allestimento di Hermanis verranno delineate oggi alle 18, nel foyer dell’Elfo Puccini, nell’ambito presentazione del volume Le signorine di Wilko o come rendere visibile la poesia. Diario di una messinscena, pubblicato dalle Edizioni Ponte Sisto e curato da Claudio Longhi.
Martedì sarà invece il giorno del debutto milanese di Brat (fratello). Cantieri per un’opera rom al Tieffe Teatro di via Ciro Menotti ( fino a domenica 5 dicembre). Lo spettacolo rappresenta l’esito di un coraggioso workshop teatrale che a Smederevo, una città a 70 km da Belgrado, ha coinvolto 11 ragazzi rom e 8 attori serbi con la supervisione dei Cantieri Teatrali Koreja di Lecce. Brat (fratello) rivisita in chiave contemporanea un classico del teatro del Settecento come l’Opera del mendicante di John Gay (da cui Brecht trasse la sua Opera da tre soldi, pezzo forte del repertorio strehleriano).
Da giovedì 2 dicembre alla domenica successiva, il CRT Salone di via Ulisse Dini ospiterà invece la Kantoriana, una selezione degli spettacoli finalisti del Premio Tadeusz Kantor. Drammaturgo polacco tra i più importanti del secondo dopoguerra di cui ricorre il ventennale della morte, nel 1979 Kantor fu ospite a Milano del CRT con uno spettacolo di culto come La classe morta. Dal 25 gennaio anche il Piccolo ricorderà questo intensissimo regista e drammaturgo (ma anche scenografo ed eccellente pittore) con una mostra multimediale allestita all’interno del Teatro Studio.