Teatro e natura incontrano l’arte

Teatro e natura celebrano la loro unione alla Galleria di arte moderna; natura nel senso di terra, giardini, boschi e prati, ma comunque protagonista oggi alle 21 e alle 22.30, nella Galleria d’Arte moderna di Nervi. «Variazioni sul giardino. Viaggio alla scoperta di un pezzo di terra»: è questo il titolo dello spettacolo, un percorso scritto e raccontato da Lorenza Zambon, con l’accompagnamento dal vivo degli strumenti a fiato di Giampiero Malfatto, cui si aggiungono i giochi di luci e ombre curati da Franco Rasulo.
Sulla scia dello spettacolo «Sette volte bosco sette volte teatro», che alla Gam verrà però rappresentato il 27 agosto, si prosegue il racconto del dialogo fra l’uomo e la terra, le piante, la natura in generale, un dialogo nato millenni fa, un rapporto su cui i poeti hanno misurato le proprie rime; il giardino, talvolta, è il metro che ognuno ha per misurare l’armonia, è «l’immagine che si dà del paradiso». Nel ventottesimo canto del Purgatorio, è un giardino, una «gran variazione di freschi mai» a comparire di fronte a un Dante che finalmente può scrollarsi di dosso la tristezza per le anime condannate e si tranquillizza nella promessa di salvezza; è sempre il mondo naturale a offrire terreno fertile per miti, leggende e ataviche paure con cui confrontarsi. È questo che Zambon vuole raccontare, partendo dal presupposto che il giardino può anche semplicemente «non servire a niente, solo a guardarlo e a sorridere guardandolo». Zambon si serve di un vero e proprio itinerario che il pubblico è chiamato a percorrere, attraversando e superando tre tipi di giardino: quello della Terra - le origini dell’Idea di giardino, da quello della dea Inanna della mitologia sumera all’Eden -, poi un semplice tavolo rettangolare, attorno al quale c’è «luce di fuoco, intimità, mentre da sotto la tovaglia di pizzo compare un grosso mucchio di terra»; e infine si arriva al terreno dell’esperienza, dove si narra «dell’esperienza, dell’immaginazione e del corpo, dove si sperimenta la visione di un albero nel tempo, accorgendosi del fatto che quella che pare la sua forma è solo un lunghissimo momento del suo movimento». Poi però si torna al tavolo, per bere un bicchiere di vino, perché giardino vuol dire anche convivialità. Tutto il percorso, soprattutto nella sua seconda fase si rifà intensamente all’esperienza della «Casa degli alfieri», una casa del teatro adagiata sulla cima di una collina del Monferrato, circondata da vigne e boschi. In essa vivono Zambon e altri «artisti-alfieri», accogliendo altri in cerca di ispirazione o di tranquillità per dare sfogo alla propria creatività e costruire spettacoli, nella tensione verso la ricerca della contaminazione fra generi e culture diversi.
Sabato 27 agosto, invece, Lorenza Zambon metterà in scena «Sette volte bosco sette volte teatro»: un altro percorso, questa volta partendo dalla selva primordiale che avvolgeva il mondo alla sua nascita, per finire alla storia del dominio della specie umana che si fa spazio dentro di essa. Eppure con la ciclica convinzione che «tutto tornerà come era stato».