Teatro Lirico, il primo atto dei cantieri

Accolto il ricorso del Comune contro i vincoli della Sovrintendenza che recepì le note di Sgarbi. I lavori ripartono dal progetto di Colombo e termineranno nel 2011

Virtualmente il teatro esiste già. Con un cartellone, un ufficio stampa, un numero di telefono, un progetto ben delineato. La sala di via Larga ha già aperto, sul web. Nella realtà il teatro, dedicato a Giorgio Gaber, aprirà le sue porte agli operai a fine settembre quando, dopo 10 anni e più di chiusura, prenderanno il via i restauri. Il risultato del progetto firmato da Luciano Colombo, lo vedremo nel 2011: 1500 posti a sedere, un ristorante con vista sulla Madonnina, libreria, spazi espositivi e per conferenze per un investimento di 7 milioni e 400mila euro. Insomma tutto torna come prima, o quasi, dell’arrivo e della cacciata del «ciclone» Vittorio Sgarbi e della sua battaglia. Sì, perché l’ex assessore alla Cultura di Palazzo Marino si era battuto contro il progetto di ristrutturazione presentato da Gianmario Longoni, patron delle Officine Smeraldo, vincitore della gara d’appalto bandita dal Comune nel 2000, che snaturava completamente l’assetto attuale, quello disegnato da Cassi Ramelli negli anni Quaranta, dopo che un incendio aveva distrutto la «versione» firmata dal Piermarini. Il critico era riuscito a convincere il finanziatore del progetto, Alberto Rigotti, ad abbandonare l’impresa e la sovrintendenza a vincolare parte dell’edificio. Longoni quindi era rimasto senza finanziamenti e con le mani legate dalla sovrintendenza. Non solo, a questa si era aggiunta la battaglia di Sgarbi contro la decisione di Longoni di nominare Marcello Dell’Utri direttore artistico del teatro. Il nome di Dell’Utri compare anche oggi nel board del teatro, come membro di un comitato di «probiviri» composto da Salvatore Carrubba, Paolo Dal Bon, Philippe Daverio, Massimiliano Pani, Sandro Parenzo, Davide Rampello e Giampiero Solari. Trovato un nuovo finanziatore, un gruppo finanziario e immobiliare, Longoni è quasi pronto per aprire il cantiere quando, il 14 marzo scorso, il nuovo sovrintendente per i beni culturali, Gino Famiglietti, dando ragione a Sgarbi, mette un ulteriore vincolo al teatro che ospitò l’ultimo discorso del Duce, intimando di sospendere qualsiasi opera di demolizione e revocando l’autorizzazione rilasciata dalla precedente sovrintendenza. Ad inizio aprile, però, il Comune decide di ricorrere contro la decisione della sovrintendenza, per sbloccare la situazione, restituendo in un tempo ragionevole il Lirico alla città, e per tutelarsi da eventuali richieste di danni da parte dell’imprenditore vincitore dell’appalto. Alla fine di luglio arriva il responso del Ministero: il ricorso del Comune è stato accolto. Il cantiere può partire.