Teatro Manzoni, la serata di beneficenza del Centro Dino Ferrari

E’ da un quarto di secolo che l’Associazione Dino Ferrari prosegue la
sua opera di sostegno alla ricerca per le malattie neurodegenerative che
colpiscono milioni di persone. Fondato nel 1978 da Enzo Ferrari, per
ricordare il figlio Dino, in quest’arco di tempo il Centro (supportato
dall’Associazione omonima creata nel 1984) è divenuto un simbolo della
ricerca e insieme il biglietto da visita di quella Milano che sa
rimboccarsi le maniche e insieme essere generosa

E’ da un quarto di secolo che l’Associazione Dino Ferrari prosegue la sua opera di sostegno alla ricerca per le malattie neurodegenerative che colpiscono milioni di persone. Fondato nel 1978 da Enzo Ferrari, per ricordare il figlio Dino, in quest’arco di tempo il Centro (supportato dall’Associazione omonima creata nel 1984) è divenuto un simbolo della ricerca e insieme il biglietto da visita di quella Milano che sa rimboccarsi le maniche e insieme essere generosa. La sua sede si trova in via Sforza 35 nel dipartimento di Scienze Nerologiche dell’Università degli Studi, Politecnico (02.55189006). Come tradizione il Teatro Manzoni ha ospitato l’altra sera, l’incontro annuale dell’Associazione che ha la virtù di unire a una causa nobile musica, cabaret, poesia e buon umore. Ad aprire la serata è stata Simona Ventura che con la sua squillante ha salutato tutti gli ospiti elencando il programma dello spettacolo e dopo avere chiamato all’ordine cantanti e cabarettisti ha voluto invitare sul palco gli organizzatori della serata a partire dal suo presidente, Marialuisa Trussardi, Titti Quaggia, Mario Lavezzi, Manuela Consensi, il professor Brusolin, che insieme hanno ringraziato Piero Ferrari, la Fondazione Monzino e la Banca Popolare di Milano per il sostegno al finanziamento del progetto scientifico relativo "alla malattia di Alzheimer, analisi genetica e proteomica per l’identificazione dei potenziali fattori di rischio e l’elaborazione di nuovi approci terapeutici" e per "nuovi protocolli sperimentali con cellule staminali per il trattamento delle Distrofie Muscolari", così recitavano anche le targhe consegnate da Marialuisa Trussardi. Un ringraziamento è andato anche alla stampa e a chi presiede istituzioni di carattere politico come Vittorio Feltri, Alessandro Sallusti, Maurizio Belpietro, Maria Vittoria Brambilla, Daniela Santanchè, Ignazio La Russa, Giovanni Cantoni, Gianni Di Giore, Alberto Rusconi, il Generale Del Vecchio, Alessia Berlusconi, Luisa Feltri, Gaia e Beatrice Trussardi. Un parterre ricco, sensibile e riconoscente dai nomi altisonanti come Marinella e Umberto di Capua, i Dompè, Laura e Andriano Teso, Anna Maria Bernardini De Pace, Bob Kriegher, Mantegazzi, Dini, Pillitteri, Visco Gilardi, Patetta, Giorgio Schon, e Silvana Fiolini, solo per citarne alcuni. "Musica & Cabaret" ha aperto il sipario con un giovane soprano Adonà, che ha cantato "Vissi d’arte e d’amore" ispiranto alla Callas, per poi proseguire con i "Armando del giudizio" di Zelig e Colorado, bravissimo comico, i Camaleonti, presentati da Lavezzi che hanno cantato "Eternità", "L’ora dell’amore", "Applausi", insieme affiatatissimi da 46 anni, Riki e Gianco con "Il vento dell’est" e "Pugni chiusi". E Don Backi con "Sognando", cantata anche da Mina, "Ancora una volta ho rimasto solo", ma il pubblico lo ha fatto sognare con "Canzone" a San Remo nel 1968 con Milva. Va ricordato che Don Backi era nel Club Celentano e grandi successi li ha scritti per il molleggiato. Ma il vero istrione della serata è stato Edoardo Bennato con la sua orchestra di violini e violoncelli. Al suo collo pendeva la mitica chitarra e la storica armonica che dopo avere recitato un prologo che contestava le posizioni tra vecchia e nuove generazioni, è partito a cantare "L’isola che non c’è", "Capitan Uncino" con un accompagnamento orchestrale ha introdotto Amedeo Minghi, il bravo cabarettista Daniele Vizzini, Amedeo Minghi e Ornella Vanoni che ha chiuso la serata con "Valentine", "Mi sono innamorata di te", "Tristezza".