Teatro Il mito greco sotto la lente di Cocteau

Malgrado la sua considerevole età, I parenti terribili di Jean Cocteau (1938) è una pièce che si rivela ancora capace di «risuonare» alla mente e all’animo degli spettatori. Come se, cioè, ondeggiando tra gusto (grottesco) per la dissacrazione e patetici languori che inchiodano il mito alla psicanalisi, questo infernale quadro di rapporti familiari malati dica delle verità un po’ amare da digerire ma valide sempre. Ben se ne è accorta Adriana Martino che, avallando una personale attitudine per il mito classico e insieme per lo scandaglio di personaggi femminili estremi e complessi, confeziona una lettura dell’opera assolutamente moderna. Lettura dove la contorta vicenda di Yvonne (una splendida Gloria Sapio, intenta a condiscendere con sensibilità i minimi passaggi emotivi di questa donna/madre talmente fragile e morbosa da sembrare una figura di Williams o di O’Neill), di sua sorella Léo (eroina, infelice, dell’ordine e del complotto, qui affidata all’equilibrio di Valentina Martino Ghiglia), di suo marito Georges (Felice Leveratto) e del fin troppo amato figlio ventiduenne Michel (un brioso Giuseppe Morteliti) acquista la palpabile concretezza di una commedia (anti)borghese con tratti di cinico vaudeville e tratti, viceversa, di torbido melodramma a sfondo incestuoso. Incastonati, però, dentro una sorta di play in the play (i fari che circondano il letto/casa/tomba dove si consuma il dramma vi alludono con evidente chiarezza) destinato a crescere ed esplodere soprattutto nella seconda parte. Allorquando, cioè, le subdole macchinazioni messe in campo per impedire l’amore tra il ragazzo e la graziosa Madeleine (Claudia Manini, sobria e misurata) vengono smascherate, lasciando presagire una possibilità di salvezza per il povero Michel ma provocando pure il tragico epilogo. Insomma, se l’inferno sono gli altri, tanto più lo sono i nostri adorati parenti. D’altronde il cuore altrui, fosse anche quello di una madre o di un figlio, resterà sempre un mistero imperscrutabile.
In scena al teatro Belli fino al domenica. Info: 06/5894875