Teatro San Babila, è scontro sullo sfratto

Un botta e risposta al vetriolo quello tra il gestore del teatro San Babila, Gennaro D’Avanzo, e il parroco Alessandro Gandini. «Gli spettacoli sono scadenti», «Non è vero», «I parrocchiani mi dicono che escono a metà spettacolo». «I miei spettatori volevano rinnovare già oggi l’abbonamento, tanto sono affezionati». Una battaglia, combattuta a colpi di affondi e «accuse», con tanto di raccolta firme, e finita in tribunale. In mezzo il teatro San Babila, la sua storia e un contratto di affitto scaduto.
Nel 2002 Gennaro D’Avanzo, imprenditore e direttore generale del teatro Nuovo dal 1997, firma con la parrocchia di San Babila un contratto d’affitto d’azienda da 130mila euro annui, della durata di sette anni, subentrando alla gestione Milani. Il contratto scadrà il 30 giugno, la parrocchia non intende rinnovarlo, ma D’Avanzo non se ne vuole andare. La questione è finita appunto in tribunale: il gestore ha fatto ricorso contro lo sfratto. L’udienza è fissata per il 20 maggio.
«Perché la “legge salvateatri”, emanata dal Senato nel 2007, ha salvato il teatro Nuovo e non il mio? Il Nuovo aveva un contratto in scadenza, prorogato di nove anni, per me non vale perché io ho un contratto di locazione d’azienda. Non è giusto - attacca D’Avanzo - che la legge valga per uno solo». A sostegno della validità del suo lavoro D’Avanzo cita i 3500 abbonati del suo teatro, da 424 posti, che «mi hanno chiesto già ora di rinnovare l’abbonamento. Non solo - continua - ho già raccolto 750 firme a mio favore. Quando raggiungerò quota 1000, penso in settimana, le porterò al sindaco e al cardinale Tettamanzi».
Monsignor Alessandro Gandini fornisce la sua versione: «Il fatto che gli spettacoli siano scadenti non rientra certo nelle motivazioni dello sfratto, quella è una mia personalissima opinione. Aggiungo però che molti fedeli mi confessano spesso di uscire a metà spettacolo. Detto ciò l’intenzione della parrocchia - prosegue - è di stipulare un nuovo contratto con una nuova gestione. Vogliamo che il teatro torni a fare i classici, come è nella sua tradizione». Sembra che già una o due compagnie teatrali abbiano preso contatti con la parrocchia e che dovrebbero partire già con la prossima stagione. Ma D’Avanzo smentisce: «Non è vero, se fosse così lo saprei, io sto firmando i contratti con le compagnie per la prossima stagione».
L’assessore alla Cultura di Palazzo Marino Massimiliano Finazzer Flory vorrebbe fare da paciere, lo farà ma dopo il 20 maggio, ovvero quando si terrà l’udienza. «Vorrei mediare nella vicenda - spiega - quando un teatro si radica in una città diventa una risorsa per la cultura e la città stessa».