Teatro Se il pirata della strada è un onorevole furbo

Scorrendo anche solo velocemente i titoli dei lavori teatrali che Angelo Longoni (prolifico drammaturgo, regista, scrittore, sceneggiatore televisivo e cinematografico) ha firmato sin dagli esordi, salta agli occhi lampante un dato inequivocabile: l’assidua attenzione prestata a tematiche, tipologie umane, problemi, contraddizioni, inquietudini e storture propri dei nostri giorni e, ancor meglio, della nostra società. Il fatto poi che questo monitoraggio odierno venga trattato da Longoni ora con piglio drammatico (si vedano Naja o Bruciati o il recente Bravi ragazzi, passato in autunno per il teatro Lo Spazio.it) ora, invece, con approdi brillanti e persino parossistici (ricordiamo almeno il celebre Uomini senza donne) non fa che aggiungere valore a una scrittura eclettica e fluida, capace di spaziare nei generi senza perdere mai di vista, però, il suo robusto sostrato polemico. Ed è proprio al modello della commedia di carattere - con evidenti allusioni al migliore repertorio italiano nonché alle ombreggiature più acri del Molière fustigatore dei costumi e delle classi sociali privilegiate - che l’autore milanese sembra guardare nel suo ultimo testo, Col piede giusto, dove l’incontro fortuito - e forzato - tra un politico in carriera (Simone Colombari) e la disgraziata «borgatara» romana che l’uomo ha reso vedova in seguito a un incidente notturno (un’ammirevole ed energica Amanda Sandrelli, più volte applaudita a scena aperta) diviene il pretesto per raccontare un’Italia deprivata dei valori etici e umani fondamentali. Un’Italia dove la legge del più forte e del più furbo, sebbene smascherata dall’incisivo colpo di scena finale, si arroga il diritto di barattare la morte col denaro, di confondere giustizia e potere, di tradire i sentimenti più profondi, di stritolare compassione, amicizia, riconoscenza, lealtà. Non per niente al centro dell’infernale ingranaggio ricattatorio che vede il fragile deputato (colpevole tra l’altro di non aver prestato soccorso al defunto) e la sua schietta vittima protagonisti di una rocambolesca sequela di eventi che parrebbero indurre l’uomo a una progressiva perdita di tutte le sue certezze (compreso un matrimonio felice con l’elegante e arguta Anna/Eleonora Ivone), vi è l’ambigua figura di un «amico» avvocato (Blas Roca Rey) che, come un mellifluo Tartufo/Azzeccagarbugli avido e ipocrita, è il vero architetto di questo losco «affare». Il tutto calato in un impianto sostanzialmente lieve e brillante che la bella regia dello stesso Longoni, lavorando sul ritmo, gli intarsi musicali e soprattutto sulle sfaccettature caratteriali/emotive dei personaggi, ben valorizza nei suoi approdi tragicomici. Perché, in fondo, ridere del marcio che ci circonda - forse - può aiutarci a cambiare un po’ le cose. Informazioni: 06/6794753.