Al «teatro sotto casa» per cercare una città migliore

Spettacolo-incontro con gli artisti che vogliono bene a Milano. Oggi appuntamento con Ornella Vanoni

Un'indagine approfondita alla ricerca di ciò che a Milano manca per essere una città migliore; questo è l'obiettivo del progetto promosso dalla direttrice del Teatro Franco Parenti, Andrée Ruth Shammah che, sostenuta dall'assessore all'Identità del Comune di Milano, Massimiliano Orsatti, mette a disposizione dei cittadini milanesi le preziose esperienze di intellettuali meneghini.
Ogni sera in teatri differenti, l'iniziativa Il cuore di Milano - incontrare chi ha a cuore Milano - offre alla cittadinanza l'occasione di confrontarsi mettendo in discussione certi «capisaldi» o luoghi comuni della nostra ricca città.
Sono Giangiacomo Schiavi e Arnoldo Mosca Mondadori gli intervistatori che, dopo aver raccolto le questioni più comuni dalle voci dei milanesi, ribaltano le domande a politici, autrici, cantanti, stilisti.
È stato Gabriele Albertini, al Teatro Delfino con la presentazione del suo libro La stanza del sindaco, ad inaugurare la serie di appuntamenti e dibattiti, nati per raccontare dell'amore per la nostra città.
Si tratta di spettacoli-incontro in cui diventa protagonista chi ha a cuore la nostra città. Alle parole di alcuni personaggi del passato sensibili alla vita della città (da Afeltra alla Cederna, da Montanelli a Tadini a Vergani), si alternano nel corso della serata le voci della Milano di oggi.
Dopo Albertini è stata la volta di Paola Calvetti e Sveva Casati Modignani. Oggi si prosegue con Ornella Vanoni e poi ancora avanti per tutta la settimana. A incorniciare la rassegna Teatro sotto casa, finalizzata a decentrare le iniziative culturali nate sotto la Madonnina, così, anche Il Cuore di Milano cerca di valorizzare le zone periferiche di una città sempre in movimento.
È Ruth Shammah a raccontare dell'importanza di questi incontri tra intellettuali e la gente comune.
«Da inguaribile combattente quale sono - ammette l’anima del Franco Parenti - sento il dovere di amare la mia città trovando il modo di aiutare il cittadino per promuovere un movimento attivo che partecipi alla vita cittadina. E sia chiaro, non parlo solo della valorizzazione del dialetto: sarebbe utile modificare certi modi di pensare, mirati solo ad accentuare i difetti di questa o di quella amministrazione, senza difenderne le qualità».
Si schiera con certe parti politiche?
«Io mi schiero dalla parte della libertà di pensare; occorre fantasia, creatività, bisogna reinventare la nostra città».
Qual è il punto di partenza?
«Gli intellettuali sono quasi tutti schierati, pronti ad attaccare, a criticare in modo non propositivo, affatto costruttivo, sterile, senza rimboccarsi le maniche.
Per quanto mi riguarda non sono mai né in difesa, né contro: sono un'artigiana del pensiero e del teatro e come me, anche gli intellettuali dovrebbero partecipare attivamente valorizzando i risultati di chi agisce».
Cosa manca a Milano, secondo lei?
«Con questi incontri cerco di sopperire alla mancanza di dibattito.
Occorre alla città di Milano una buona iniezione di fiducia per poter mettere in moto un vortice di idee che dovrebbe sgorgare dalla creatività giovanile. Meno preconcetti, meno ipocrisie, meno politically correct: andiamo a toccare e a scardinare i tabù che una città come Milano avrebbe già dovuto superare da tempo».
Il cuore di Milano inizio spettacolo ore 18.30,
ingresso gratuito