A teatro con il suo Cabaret: «Io come Liza, pazzesco»

da Milano

Il rumore del palcoscenico confonde le voci, l'acustica senza microfoni non è il massimo, lei si muove sulla scena in tuta e accappatoio: ci vuole parecchia fantasia per immaginare - già da ieri, primo giorno di prove al Teatro della Luna per il musical Cabaret che debutta il primo febbraio - come sarà il vero volto dell'ultimo spettacolo di Saverio Marconi e della Compagnia della Rancia, e soprattutto il vero volto di Michelle Hunziker, che in questo show è la protagonista assoluta. La sensazione è che tutto «complotti», in modo positivo, verso l'inizio di una nuova stagione professionale per la showgirl svizzera, che a un cognome teutonico oppone una spontaneità dal profumo mediterraneo. È proprio questa dote che l'ha resa personaggio amatissimo dal grande pubblico televisivo (appeal trasversale su bimbi, mamme e papà, per motivi differenti e, in chiave share, complementari) e che l'ha trasformata in stella. Tutti la vogliono e tutti la amano. Se poi, come è accaduto a lei, nel numero di costoro c'è anche Pippo Baudo, conduttore e direttore artistico dell'imminente Festival di Sanremo, allora significa che la ruota ha cominciato a girare vorticosamente. Per restare calma e per non smarrire se stessa, la bella Michelle ricorre a un paio di trucchi. Il primo è un «mantra» che, negli ultimi tempi, si ripete spesso: «Mi dico che il 24 gennaio, tra pochissimo quindi, compio 30 anni - sorride la Hunziker - e che se c'è un'età in cui puntare tutto è proprio questa. Per me questo è un momento speciale, umano e artistico». Il secondo trucco può sembrare folle, ma funziona: «Quando ho un impegno che mi mette ansia, cerco di neutralizzarlo con uno precedente ugualmente importante - spiega l'ex anchor-woman di Striscia -. Così le tensioni pre-Festival le disinnesco con quelle dell'esordio in un ruolo, quello di Sally Bowles in Cabaret che fu di Liza Minnelli, pazzesco e stimolante». Una sfida dentro l'altra, quindi, come in una matrioska, il cui ultimo volto è il suo, al centro del palcoscenico del Teatro Ariston, a fare la co-conduttrice. E non la valletta. «Il mio amico Chiambretti - rivela Michelle - mi ha detto di non farmi coinvolgere troppo, che il Festival amplifica tutto. In questi giorni ho dovuto fare 13 copertine per i giornali, c'è da impazzire. Io sono ben decisa a non strafare, è già tanto esserci, in una cornice del genere. Però avrò i miei numeri, certo: Pippo mi farà cantare e ballare. Nel mio piccolo, sarò uno show nello show». E non saranno bazzeccole, se il coreografo arruolato dal team Hunziker è nientemeno che David Parson, e se qualcosa di Cabaret approderà in riviera. Nel Sanremo dei «nonnetti» al microfono, come qualche maligno ha sibilato riferendosi ai troppi artisti di una certa età selezionati da Baudo, Michelle mette grinta e ottimismo: «Non ho ancora sentito le canzoni, ma aspetterei a dire che sarà un festival vecchio. Ad esempio, con gli ospiti stranieri pensiamo a fare qualcosa di diverso dalle solite interviste». Intanto, parrucca e caschetto nero in testa, Michelle è «la nuova Liza Minnelli»: «Andiamoci piano, se solo tentassi di imitarla, sarei finita in partenza. È un ruolo sexy e contraddittorio che volevo fare: più che alla storia anni '70 di Bob Fosse, però, il Cabaret di Marconi si rifà alla storia originale di Addio a Berlino di Christopher Isherwood. Mi rivedo molto in Sally: anch'io, come lei, a 19 anni volevo il successo a tutti i costi. Anche a costo di qualche errore. Dopo Cabaret? Mi intrigano due ruoli da musical: Mary Poppins e Satine di Moulin Rouge».