TEATRO TOLTO AI GENOVESI CHI SCIOPERA PAGHI I DANNI

Mo' basta. Davvero, mo' basta. Sono d'accordo con Nicolò Scialfa, Massimiliano Lussana e Ferruccio Repetti: chiudiamo il Carlo Felice. So che è una provocazione, ma contiene una feroce verità: se un'azienda fallisce chiude. Punto. Per poi rinascere, naturalmente; perché sono un uomo di teatro e so il valore che un teatro d'opera porta ad una città. Ma oggi, sotto scacco di alcuni sindacati, il Carlo Felice sta facendo del male a Genova, la sta tradendo.
Sono d'accordo pure con il Sindaco, Marta Vincenzi: lo sciopero è solo contro la città. Anzi, andrei oltre, credo, se posso permettermi, Signor Sindaco, che il Comune dovrebbe iniziare a chiedere i danni a quelle sigle sindacali che ormai hanno rinunciato al dialogo con Lei, con il Consiglio Comunale, ponendo di fatto sotto «sequestro» un bene pubblico.
Non sono d'accordo, invece, con chi vuole la testa del Sovrintendente Gennaro Di Benedetto, a cui ho espresso più volte la mia stima: magari fosse lui il problema. Andando a casa lui tutto si risolverebbe. Ma non è così.
Ora come ora credo che tutti dovrebbero fare un passo indietro, come aveva chiesto il Sindaco; sarebbe necessaria una vera tregua. Per poi procedere ad un rinnovo di tutti i ruoli, compreso quello del Sovrintendente. Andrebbe creata una nuova squadra con un programma e degli obiettivi per i prossimi cinque anni, questi andrebbero condivisi con il Comune, si dovrebbe siglare un'intesa per la Città: da un lato un progetto artistico, dall'altro un impegno economico, il tutto per offrire un piano in grado di rilanciare un'immagine oggi offuscata, per rinnovare ed ampliare il pubblico, per ottimizzare costi ormai insostenibili. Il Carlo Felice è il sintomo di qualcosa che non va: è un po' come quando una Città si ritrova con le sue squadre di calcio in B. Non è solo un problema del calcio o degli appassionati. Vuol dire che non ci sono imprenditori capaci di investire e rilanciare le squadre, che l'economia della città non gira.
Oggi si è toccato il fondo, oggi occorre un senso di responsabilità da parte di tutti: Comune, Sindacati, lavoratori, intellettuali di questa Città. Occorre prendere decisioni rapide, magari impopolari, ma prenderle. Per questo oggi scelgo di stare, fosse anche solo per questa volta, dalla parte del Sindaco. Lo sciopero è contro Genova. Se il Sindaco sceglierà, come le sue parole fanno supporre, di stare con Genova, di scegliere il bene di Genova, di reagire con forza ai «sequestratori», bene allora io sono con il Sindaco, sono con Genova. Ci si gioca il tutto per tutto su questa partita: quelli hanno «imbracciato l'artiglieria» e se qualcuno sarà indulgente con loro, vedrà, caro Sindaco, che «non ti ricambiano la cortesia».
*regista teatrale