Teatro urbano per spettatori senza paura

Da domani l’ultimo travolgente show del gruppo catalano, tra provocazioni e effetti speciali

L'abito scuro non è gradito. Lasciate nell'armadio il vostro miglior pezzo di haute couture e preparatevi piuttosto a prendere posto nella scena vestendo jeans e T-shirt. Accada poi quello che deve accadere. Questo è l'unico suggerimento per la soirée. Anzi, più che un consiglio è un vero Imperium quello imposto da La Fura dels Baus.
A quasi 30 anni dalla loro fondazione i vulcanici catalani, provocatori, acrobati, arrabbiati e bellissimi tornano, fino al 4 luglio, a Milano per la quinta volta, ma soprattutto tornano al teatro urbano: giù dal palco, in mezzo al pubblico, fuori i denti e le unghie, qui c'è il mondo che va a rotoli sotto un impero del male che sovverte ordini, logiche e valori e anche noi, tutti noi, spettatori compresi, dobbiamo provare a salvarlo.
Il nuovo show? «È una vivienza», sintetizza Jürgen Müller. E che cosa intenda il drammaturgo è ben chiaro anche senza traduzione dallo spagnolo: l'ultimo spettacolo la Fura, che porta la doppia firma di Müller e Lluís Fusté Coetzee, prova a scuotere il pubblico «con un'irrequietezza che lo conduca ad una presa di coscienza sui modelli di potere e dei rischi della standardizzazione», aggiunge Müller.
Lo spettacolo torna dunque a parlare in stretto linguaggio «furero»: trasgressione, scontro, provocazione. Grandi macchine sceniche fra cui un piramide simil messicana, gru e torri mobili: non s'adattava proprio il palco degli Arcimboldi a questa performance che coinvolge il pubblico, ma il Palasharp sì.
Capacità ridotta a 1.200 posti per permettere al fortunato audience di interagire, le novità della Fura non finiscono qui: per la prima volta il cast è composto solo da donne, 16 artiste un po' erinni, un po' amazzoni, molto desabillée, talvolta sado maso. A loro è affidato il compito di ripercorre le fasi del gioco di potere fra oppressori ed oppressi.
Cinque i grandi quadri affrescati: paura, profezie, dominio fisico e mentale, trasformazione e sterminio. Quasi una rilettura (molto) postmoderna di una teogonia esiodea. Perché i registi abbiano deciso che solo le donne debbano interpretare le varie facce dell'«imperium» non è questione legata a misoginia o pregiudizi. Tutt'altro: «Abbiamo fatto questa scelta perché crediamo che sia proprio la donna la principale vittima di questo sistema. È lei che si è snaturata ed è stata costretta a sacrificarsi maggiormente in questo “imperium”, inoltre il registro emozionale femminile è più ampio di quello maschile: vedere donne che lottano fra loro sortisce un effetto più profondo nel pubblico».
È questo il Müller - pensiero che con il suo Imperium è riuscito a penetrare perfino la Cina. Lo spettacolo è andato in scena a Pechino nel 2006. Minima la censura, assicurano i «fureri»: è bastato rivestire un po' le interpreti, per il resto in questo Kolossal di suoni, luci e proiezioni video i cinesi hanno letto un attacco all'America e non si sono minimamente sentiti chiamati in causa. Indorata la pillola, insomma, lo spettacolo ha avuto successo anche oltre la muraglia.
La Fura dels Baus
30 giugno-4 luglio
Palasharp 21.30
Tel 02-33400551