TEATRO DAL VERME E CONSERVATORIO

Scriveva canzoni, ma non le cantava. Le lasciava interpretare agli altri, perché lui, sul palco a cantare, non ci voleva salire. Ora ha due album nel cassetto, Anice in bocca e Non c'è due senza te, e il terzo è già in cantiere (dovrebbe uscire a settembre dell'anno prossimo). Si tratta di Dente, alias Giuseppe Peveri, giovane cantautore parmense, ma di adozione milanese, che proprio a Milano, questo mese, ha in programma due concerti, dopo un tour che lo ha visto impegnato in diverse città del Centro e Nord d'Italia.
Gli album all'attivo sono usciti negli ultimi due anni, ma alle spalle c’è una lunga gavetta
«Ho iniziato a fare musica una decina d'anni fa, a vent'anni, prima con i Quic, poi con i La Spina, due gruppi in cui suonavo la chitarra elettrica, anche se già mi divertivo a scrivere qualche canzoncina, ma all'inizio non mi piaceva esibirmi di fronte al pubblico. Qualche anno fa ho deciso di incidere le mie canzoni su cd, distribuendoli agli amici, finché qualcuno mi ha notato».
Le tue canzoni, malinconiche e ironiche allo stesso tempo, sono accompagnate dalla chitarra acustica, genere indie-pop. Quali sono i tuoi riferimenti musicali?
«Sono molto legato alla musica italiana, mi piacciono Lucio Battisti e Francesco De Gregori, e, per quanto riguarda gli stranieri, adoro Tom Waits, ma non mi riconosco in un genere particolare. Scrivo canzoni, tristi a volte, sicuramente introspettive, molto vicine a ciò che sento».
I brani dei primi due album parlano di sentimenti, d'amore e di delusioni amorose, sarà così anche per il prossimo disco?
«In realtà pensavo a qualcosa di diverso, soprattutto nei suoni e negli arrangiamenti: mi piacerebbe un lavoro sperimentale. Penso all'utilizzo di più strumenti musicali, considerato anche l'esito positivo di un recente concerto, dove ho duettato con un tastierista. Per il resto continuo a scrivere i testi in camera mia, ma questa volta vorrei registrare l'album in uno studio anziché in casa!»
Una curiosità: a cosa è dovuto il soprannome Dente?
«Non ha un vero e proprio motivo, né l'ho scelto io: hanno iniziato i miei amici a chiamarmi così e ora mi chiama Dente persino mia madre».
Dente
Le Scimmie, via Ascanio Sforza 49 oggi ore 22.30
S'Agapò, via Ludovico il Moro 171, 26 settembre, ore 22