Teatrum, grande incompreso

Le mostre sul teatro sono rare e purtroppo non sempre di qualità adeguata. È un vero peccato, perché il teatro si presta assai bene, con i suoi documenti iconografici, a darci lo spirito di un’epoca e di una civiltà. La rassegna «In scaena. Il teatro di Roma antica», visibile al Colosseo, è di quelle che non apportano alcun contributo nuovo e che sono discutibili anche sul piano della documentazione. Prima di tutto non c’è alcun pezzo, fra statue, vasi, bronzetti, mosaici, maschere, statuine, affreschi, che non sia reperibile nella iconografia di una storia del teatro romano, «l’ideatore e curatore scientifico», come si firma nel catalogo Nicola Savarese, non ha fatto alcuna nuova ricerca sull’argomento, limitandosi a presentare, in un percorso «per icone», pezzi molto conosciuti.
Scarsa è la presenza dei musei stranieri, che pure hanno molti tesori. Quanto ai musei italiani, non c’è nessuna sorpresa, anche se le maschere e le statuine della necropoli di Lipari sono talmente coinvolgenti che è sempre un piacere rivederle o vederle da vicino per chi non le ha mai viste nel museo locale. Tuttavia, un limite di fondo ancora maggiore della mostra è la negazione dell’autonomia del teatro romano, considerato una semplice imitazione di quello greco. Un errore storico imperdonabile, se è vero che oggi la storiografia più autorevole riconosce al teatro romano una sua precisa originalità in tutti i settori, dalla drammaturgia alla messinscena.
Il luogo comune dell’amore dei romani per il circo, cristallizzato nella definizione di Giovenale panem et circenses, è smentito dai dati. I ludi scaenici risalgono addirittura al 364 a.C. anche se il teatro ebbe il suo periodo di maggior fortuna con Plauto e Terenzio, fra il III e il II secolo a.C. D’altra parte, i giorni consacrati al teatro furono sempre più numerosi di quelli dedicati al circo. Sotto la Repubblica, su 77 giorni di ludi, ben 55 erano di rappresentazioni teatrali. Sotto l’Impero, su 165 giorni di ludi, 101 erano per il teatro. Quanto alle origini del teatro romano, sembrano più etrusche che greche, ma al di là di una questione difficilmente risolvibile per mancanza di documentazione, le stesse commedie di Plauto e Terenzio, accanto ai modelli greci della Commedia Nuova, furono certamente influenzate dalla tradizione italica. L’italum acetum di cui ha parlato Orazio non è una formula retorica, ma una realtà impossibile da confutare.
LA MOSTRA
«In scaena. Il teatro di Roma antica», Roma, Colosseo, fino al 17 febbraio. Catalogo Electa. Info: 0639967700.