Tecnica ricerca e divismo

È lui che ha inaugurato la nuova storia degli improvvisatori. Jazzista genuino, ma ricercatore di suoni, tanto alla tastiera che col suo trio e in altre formazioni, ha un’eccitante asciuttezza, lontana da appelli al sentimento, ma conosce esattamente il momento in cui aprirsi a momenti di contemplazione stupefatta. Dà costantemente il senso della ricerca. Sa sentirsi imprevedibile e coltiva quel tanto di divismo che genera verso di lui una costante attesa.
La registrazione di un suo concerto a Colonia è diventata subito un classico del jazz e del non-jazz.
È il primo jazzista che ha tenuto un recital alla Scala, senza per questo cercare di adeguarsi all’ambiente. Nei bis, esegue canzoni armonizzandole come se le trasportasse costantemente in regioni sconosciute. Le sue esecuzioni, come quelle del Clavicembalo ben temperato mostrano che il suo approccio alla musica classica, pur originale, è felicemente rigoroso.
Nato nel 1945 in Pennsylvania, rivela le sue radici non in una tradizione nativa, ma in una tipica disponibilità della civiltà nera - americana verso ogni esperienza artistica, senza timore di rispettarla né di rinnovarla. Lanciato come perla preziosa dalla raffinata etichetta discografica ECM, ne ha favorito la crescita e la diffusione.
Malgrado la versatilità e la complessità degli interessi, per il suo tocco scarno ma ricco e per la nitida compiutezza della forma, risulta all’ascolto sempre riconoscibile.