«Una tecnica usata anche in Italia»

da Milano

«Un risultato molto importante che apre nuove prospettive, anche se la tecnica usata non è applicabile a tutti i pazienti in stato di coma». Il direttore del dipartimento di neurochirurgia dell’Istituto Besta di Milano, Giovanni Broggi, commenta positivamente l’esito dell’intervento effettuato sul paziente americano, non rinunciando però alle dovute cautele.
«Sapevamo che alcuni pazienti in stato di minima coscienza, compreso il nostro paziente, mantengono circuiti cerebrali funzionanti - ha spiegato Nicholas Schiff, principale autore della ricerca -. L’attività di questi circuiti è supportata dalle cellule in una zona centrale del cervello chiamata talamo». Parole che non sorprendono il professor Broggi che tiene a precisare come la tecnica usata dai suoi colleghi americani all’Istituto Besta ha già curato oltre 800 pazienti. Tra loro uomini e donne malati di Parkinson, cefalea a grappolo, depressioni, disturbi di movimento e distonia infantile.
«Gli elettrodi applicati con due piccoli fori nella scatola cranica - spiega Broggi - vengono collegati a un pacemaker sottocutaneo posto all’altezza del torace. La stimolazione elettrica viene poi dosata, in base a target del paziente, da un computer regolabile dall’esterno. Gli elettrodi rimangono per tutta la vita».
Con grande gioia dei familiari, molti malati hanno già riconquistato la capacità di interagire con gli altri. I ricercatori invitano però a non generalizzare dei risultati isolato. «Ogni paziente, infatti, specialmente con gravi lesioni neuronali, risponde in modo individuale. Si dovranno ripetere i risultati prima di essere sicuri dell’efficacia della procedura», conclude il professor Broggi.