Giappone, al via i test per ​l'ascensore spaziale

Ricercatori giapponesi dell'Università di Shizuoka stanno lavorando ad un prototipo di ascensore spaziale che il prossimo martedì verrà lanciato alla volta della Stazione Spaziale Internazionale. Un esperimento che permetterà lo sviluppo di alternative più economiche ed ecologiche nell'ambito dell'esplorazione dello spazio

Il futuro dell'esplorazione spaziale si prepara a diventare più veloce, economico ed ecologico. Un gruppo di ricercatori giapponesi dell'Università di Shizuoka è infatti al lavoro per il lancio - in programma martedì 11 settembre - del primo prototipo di ascensore spaziale; una tecnologia tanto semplice quanto rivoluzionaria (già parzialmente utilizzata in passato dall'Agenzia Spaziale Italiana per la realizzazione del sistema satellitare Tethered), che se i test dei prossimi giorni dimostreranno essere attuabile anche da terra porterà all'abbandono dei sistemi di propulsione a razzo per la maggior parte delle piccole missioni satellitari, con un notevole abbattimento dei costi e delle emissioni inquinanti. Il concetto di ascensore spaziale, ipotizzato per la prima volta nel 1894 dall'ingegnere russo Konstantin Ėduardovič Ciolkovskij, prevede che il trasporto di materiali e persone nello spazio venga effettuato tramite l'utilizzo di un cavo ancorato al suolo, lungo il quale una cabina simile a quella di un ascensore tradizionale viene lanciata al di fuori dell'atmosfera del pianeta (in questo caso della terra) verso un contrappeso posto all'estremità opposta, che consente al cavo di rimanere costantemente in tensione.

Tuttavia, proprio l'eccessiva lunghezza che avrebbe dovuto avere il cavo ha fatto sorgere nel corso dei decenni numerose difficoltà che hanno più volte frenato lo sviluppo di questa tecnologia. Per poter adempiere correttamente alle sue funzioni infatti, il cavo deve superare l'altitudine di orbita geostazionaria ed essere lungo quindi quasi 36 chilometri; una distanza che metterebbe a dura prova qualsiasi tipo di materiale esistente in natura a causa delle forti sollecitazioni dovute alla resistenza al carico, alla pressione atmosferica, nonché al peso del cavo stesso, sotto al quale l'intera struttura rischierebbe di cedere.

Il prototipo sviluppato dall'Università di Shizuoka risulterà però molto più contenuto, sia perché il cavo sarà lungo appena una decina di metri sia perché l'intero processo di trasferimento avverrà nello spazio, senza alcun collegamento diretto al suolo. Il modello sarà inoltre dotato alle estremità di due piccoli satelliti di dieci centimetri di diametro noti come CubeSat, che oltre a mantenere teso il cavo fungendo da contrappesi avranno il compito di registrare i movimenti della cabina - un piccolo parallelepipedo dalle dimensioni di sei centimetri di lunghezza, per tre di larghezza e tre di larghezza - durante l'esperimento. Una volta lanciata con un razzo vettore monouso H-2B dal cosmodromo situato sull'isola di Tanegashima, la struttura approderà alla Stazione Spaziale Internazionale, dalla quale potranno finalmente partire i test.

Lo stesso portavoce dell'ateneo giapponese, intervistato martedì dall'Agence France Press, si è mostrato entusiasta per la portata dell'esperimento, che se dovesse dare risultati positivi sarebbe il primo al mondo a testare il movimento di un ascensore nello spazio. Un atteggiamento positivo condiviso anche dall'azienda di costruzioni giapponese Obayashi Corporation, consulente tecnico del progetto, che nel settembre 2014 aveva addirittura pronosticato la messa in produzione di un proprio ascensore spaziale entro il 2050, mediante la progettazione di un cavo realizzato in nanotubi di carbonio. Paradossalmente, in un'epoca dove le tecnologie wireless sono le protagoniste indiscusse, il futuro della corsa allo spazio sembra invece dipendere proprio da un lungo filo.