L'attesa

La prima telefonata, inattesa, è del 18 giugno. "Ciao Nicola, sono Tiziana Scanu. Noi della Apple abbiamo avuto un’idea. L'11 luglio verrà venduto al pubblico in tutta Europa il nuovo telefonino della Apple, l'iPhone 3G. Ti va di provarlo in anteprima mondiale?". Difficile resistere a farsi cavia per la Apple. Soprattutto per un giornalista che ha iniziato con la Olivetti Lettera in ufficio e con un Macintosh 512, con drive esterno, a casa.

Non-Disclosure Agreement "L'unica condizione – dice il numero uno delle Public Relation in Italia - è che tu firmi un Nda". Nda, è l’acronimo, immagino, per Non-Disclosure Agreement. Si tratta di due paginette che firmo e che mi impegnano a trattare l'iPhone come un segreto industriale. Fino al 10 luglio (quindi fino al giorno prima del lancio commerciale) non posso esibirlo in pubblico, devo obbligare i miei familiari a non diffondere informazioni sull'oggetto, non posso prestarlo, non posso mandare alcuna mail o messaggino che indichi la provenienza superhypie. Non posso fare il ganzo in redazione, non debbo vantarmi con il direttore Mario Giordano (impegno che ovviamente non ho assolutamente rispettato, visto che un rifiuto all'esibizione della primizia avrebbe comportato un licenziamento ad nutum).

In realtà in Italia circolano già centinaia di iPhone di prima generazione importati dagli Usa. Ma come vedremo sono molto meno potenti di quello nelle nostre mani. Insomma firmare un Nda toglie un po' di gusto ad essere il superprimo (ci sarebbe piaciuto condividere la nostra esperienza con il mitico Granzotto, che dalle pagina delle lettere del Giornale ha detto di essere un iPhonemaniaco - leggi l'articolo -). Ma il gioco vale la candela. L'iPhone di prima generazione è stato già un enorme successo: ne hanno venduti 6 milioni in pochi mesi. E tutto il mondo ne ha modificato il software, inizialmente legato solo al gestore americano At&T (quante critiche si è beccato per questo motivo dal guru della tecnologia Mossberg che potete rivedere su You Tube a questo indirizzo http://it.youtube.com/watch?v=vB-Wi2u9Xfg), per poterlo utilizzare liberamente anche a casa propria con il gestore domestico.

Dunque alcune caratteristiche fondamentali sono già viste e note. La principale è lo schermo ampio e sul quale si fa tutto: la tecnologia touchscreen permette di scrivere agevolmente (bisogna all'inizio farci la mano). Incredibili alcuni piccole, ma deliziose, innovazioni della Mela. Si gira lo schermo e si gira automaticamente anche l'immagine: è il cosiddetto "accelerometro" che permette di passare dalla visione ritratto a quella panoramica, vale per le foto e per le pagine web. Oppure con il gioco di due dita si zoomma l'immagine ingrandendola e rimpicciolendola con la forza dei polpastrelli. E la parola d'ordine è sempre la stessa: semplicità e ancora semplicità.

Piani tariffari Arrivano le prime indiscrezioni sui piani tariffari di Telecom e Vodafone, che in Italia si sono aggiudicati la commercializzazione del Melafonino (così si chiama). E anche le prime polemiche nella blogosfera. I piani sarebbero troppo cari. In sintesi, è l'accusa, i diversi abbonamenti flat prevedono traffico dati incluso nel prezzo per 600 mb (Vodafone) e 1 giga (Tim) troppo bassi. Il costo dell'apparecchio, per chi non volesse sottostare all'abbonamento, è alto e pari, per entrambi i gestori a 499 euro per la versione a 8 giga e 569 euro per quella a 16. Ma per tutti i dettagli delle tariffe è più conveniente farsi due calcoli andando nelle pagine web già predisposte dai due gestori. Ognuno giudichi il costo con le proprie tasche, ma vi dico subito che bruciare 1 giga di dati al mese è operazione impegnativa, soprattutto considerando che spesso ci si potrà collegare in modalità Wi-Fi e dunque gratis. In sei giorni ho fatto fuori 160 mega in ricezione e 8,7 in invio, con telefonate per 6 ore e 20 minuti. Bisogna però calcolare che parte dei download sono avvenuti con reti Wi-Fi e che si tratta dell'entusiasmo del neofita.

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