Le nuove "droghe" si chiamano pc, smartphone e tablet. E portano alla depressione

Stare connessi sui social fino all'alba conduce a stati d'ansia e non sopperisce alla mancanza di autostima dell'utente

Le nuove "droghe", leggere o pesanti in base all’uso o all’abuso, sono i pc, gli smartphone e i tablet. Roba che consumiamo giorno e notte. Ed è in mezzo alle tenebre, illuminate a mo’ di occhi di bue dal monitor o dal display, che rischiamo di cadere in depressione.

Secondo uno studio dell’università di Glasgow illustrato a Londra da Heather Cleland Woods, rimanere connessi sui social network fino all’alba, oltre a provocare insonnia e spossatezza per mancanza di riposo, conduce a stati d’ansia che si trascinano per l’intero arco della giornata. I più colpiti dalla "vampirite social" sono i ragazzi tra gli 11 e i 17 anni, iperattivi in chat. Ma anche gli adulti non scherzano.

“Chi effettua il login a notte fonda pare essere particolarmente interessato dal problema”, ha spiegato il professor Woods, precisando che la dipendenza notturna da Facebook, Twitter e derivati proviene dal basso livello di autostima dell’utente. Ecco perché la gratificazione personale sta assumendo tratti sempre più tecnologici e virtuali. Si è infatti convinti di soddisfare il proprio ego stando comodamente sdraiati sul letto con il cellulare in mano, come se lo schermo fosse lo “specchio, specchio delle mie brame”. Ma intanto la vista resta impegnata fino alle prime luci della mattina seguente e la preoccupazione di non aver chiuso occhio prende il sopravvento.