Tecnologie Trovare lavoro grazie a un videogioco

Riuscire a trovare lavoro attraverso un videogame. Per ora delinea solo uno scenario la ricerca condotta dalla facoltà di Scienze della Comunicazione dell’università La Sapienza di Roma intitolata «Business e Gaming. Gioco e Social Network nella rete d’impresa». E con i tempi che corrono in molti sperano in risultati confortanti.
La ricerca «vuole essere un primo tentativo di analizzare le concrete possibilità di sviluppo che le realtà come gaming e social network hanno di fare marketing, recruiting (ossia ricerca e selezione del personale) e fundraising (raccolta fondi)», spiega il general manager di Sony Italia, Gaetano Ruvolo intervenuto ieri mattina alla presentazione della ricerca, commissionata dalla divisione Computer Entertainment Italia, al centro congressi dell’università La Sapienza.
«Una casa su quattro è provvista di Playstation 3 inteso come centro di intrattenimento multimediale ed è anche social network aziendale. Ci sembrava giusto chiedere questo tipo di ricerca», aggiunge. I risultati della ricerca saranno presentati a giugno.
Lo studio si propone di indagare a fondo le connessioni tra i tre ambiti e cioè marketing, recruiting e fundraising attraverso Gaming e Social network, attraverso una prospettiva ludica del mondo virtuale, analizzando il videogioco da un punto di vista sociologico. Secondo la coordinatrice del gruppo di ricerca Paola Panarese «da un primo censimento dei punti dei game e social network, è evidente che l’Italia è ancora piuttosto indietro nella sperimentazione legata al gioco come strumento di relazione». «Le tecnologie di rete possono essere strumenti utili alle aziende per il recruiting - agggiunge Ruvolo -. Per il momento la Sony non ha progetti particolari da richiedere nuovi candidati. Nel frattempo miriamo a comprendere la propensione dei social network ad essere coinvolti nelle iniziative delle aziende. Poi si vedrà.
«La nostra è una società dove il videogioco non solamente è penetrato ma diffonde la cultura della simulazione - spiega Gianfranco Perchinenda, preside della facoltà di Sociologia della Federico II di Napoli -. Tramite il videogioco abbiamo un determinismo ludico, dove le ultimi generazioni sono a cavallo tra il dentro e il fuori del gioco. Inoltre, questo comporta un capovolgimento generazionale delle gerarchie. Per ora vige un preoccupante disinteresse del videogioco come strumento sociale».
A moderare l’incontro è stato il preside della facoltà di scienze della comunicazione Mario Morcellini, che dirige anche la ricerca.