Ted Kennedy e Michelle lanciano Obama Denver, sventato attentato: presi 4 neonazisti

<strong><a href="/a.pic1?ID=285800">Al via la convention democratica</a></strong>, ma la scelta di Biden non smuove i sondaggi. L'anziano senatore: &quot;La speranza sorge ancora&quot;. La moglie Michelle elogia il candidato: &quot;Barack sarà un presidente straordinario&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=285954">Gruppo supremazista progettava di uccidere Obama</a></strong><br />

Denver - Un bagno di emozioni mentre lui, il protagonista, Barack Obama, guardava in televisione la convention da Kansas City. La convention democratica, che giovedì sera lo incoronerà candidato del partito alla presidenza degli Stati Uniti, è partita al Pepsi Center Denver con una coreografia bene organizzata: c’è spazio per l’impatto della moglie Michelle, e anche per i brividi più imprevisti del breve discorso del senatore Kennedy, venuto nonostante la malattia.

Il grande via alla convention Un grande spettacolo, mentre il partito cerca di ricostruirsi una coesione dopo la sanguinosa battaglia delle primarie. Soprattutto bisogna dimostrare all’America che il candidato prescelto è davvero il migliore, che è un americano vero nonostante la pelle nera e la storia anomala, un democratico che tutti possono votare. Il compito è spettato proprio a Michelle Obama, vestito verde e sorriso splendente, che ha tirato fuori la sua abilità di avvocato laureato a Harvard e l’esperienza degli ultimi mesi per raccontare il Barack privato. L’uomo che curerà l’America con la stessa tenerezza con cui riportò a casa la figlia neonata Malia, ha raccontato tracciando del marito un ritratto che va al di là dell’immagine patinata e perfetta. Michelle come il suo Obama - "Lo stesso che ho incontrato 19 anni fa" - ha alle spalle una infanzia povera e dignitosa. Lei nei quartieri sud di Chicago. Lui, fra Hawaii e Indonesia: ma quel che conta, quel che è americano, è la capacità di lottare per migliorarsi.

Il clan di Hillary Dietro le quinte c’è il clan della sconfitta Hillary Clinton che scenderà in scena questa sera e quasi mezzo partito che avrebbe voluto lei, a gennaio a Washington. Molti pensano che Hillary avrebbe avuto più chance di vittoria contro il repubblicano McCain, un combattente che sta mandando in onda in tv spot elettorali durante le pause pubblicità della convention. Sul podio a Denver però per ora scendono altre due donne, a ricordare alle elettrici cos’è il partito democratico: la speaker della Camera Nancy Pelosi, e la signora Caroline Kennedy, nipote di Ted, figlia di John Fitzgerald, che ha contribuito a schierare tutta la forza della grande famiglia dietro a Barack Obama. Obama è il nuovo Kennedy, il Kennedy nero: chi meglio di Caroline potrebbe dirlo? Difensori di "ideali senza tempo come la giustizia, l’equità, il sacrificio, la fede, la famiglia", leader come Kennedy e Obama "nascono di rado, una volta o due in una vita, e li incontriamo quando ne abbiamo più bisogno. Questo è uno di quei momenti".

Ted Kennedy sul palco "È così meraviglioso essere qui: niente, niente poteva tenermi lontano da qui, sono venuto per far eleggere Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti". È stato questo il commosso saluto di Ted Kennedy al pubblico della convention che ha accolto con una standing ovation l’ingresso sul palco del vecchio leone democratico, arrivato a sorpresa a Denver dopo che la sua partecipazione era stata esclusa a seguito della difficile operazione chirurgica cui il senatore si è sottoposto per un tumore maligno al cervello. "Il lavoro ricomincia: le speranze tornano ad alzarsi ed i nostri sogni continuano", ha detto il 76enne senatore del Massachusetts, riecheggiando il suo discorso alla convention del 1980 quando gli fu negata la nomination alla presidenza. "Noi non abbiamo mai perso la nostra convinzione che siamo chiamati a creare un paese migliore ed un mondo nuovo", ha detto ancora 'Teddy', come l’acclamava la folla dei delegati, che da sempre è stato il grande elettore del giovane senatore, da lui paragonato ai fratelli Jfk e Bob per la forza del messaggio di rinnovamento. In particolare il senatore liberal ha promesso come da presidente Obama si batterà per dare una copertura sanitaria ai 40 milioni di americani che non hanno un’assicurazione.

Il messaggio di Michelle L’America deve ascoltare "le nostre speranze invece delle nostre paure: basta con i dubbi ed iniziamo a sognare". È questo il messaggio lanciato agli americani da Michelle Obama, la moglie del candidato democratico alla Casa Bianca alla quale è stato dato il compito di presentare il volto più umano, non da celebrità ma da uomo ancorato ai valori della working class del primo afroamericano in corsa per la presidenza. "Il Barack Obama che conoscono oggi è lo stesso di cui mi sono innamorata 19 anni fa - ha detto Michelle - è lo stesso uomo che ha portato a casa me e la nostra prima bambina dall’ospedale 10 anni fa, andando a passo d’uomo con la macchina, guardando con ansia nello specchietto retrovisore e sentendo l’intero peso della nostra vita futura nelle sue mani". Insomma, Obama "family man" come milioni di altri milioni di padri americani che non perdono il conto delle case che possiedono. Ma anche Obama l’uomo che intende portare alla Casa Bianca un grande sogno, unificare il paese: "A Barack non importata da dove un persona venga, quale sia il suo background, a quale partito appartenga, se vi appartiene - ha detto ancora Michelle - sa che il filo che ci unisce tutti - la nostra fiducia nelle promesse dell’America, il nostro impegno per il futuro dei nostri figli - è abbastanza forte per tenerci uniti come nazione". E la famiglia è stato l’argomento centrale del discorso, che si è concluso con le piccole Malia e Sasha, le figlie di Michelle e Barack di 10 e 7 anni, che sono salite sul palco per salutare la mamma ed il papà in collegamento video da Kansas City. "Siete incredibili e siete molto belle", ha detto Obama alle sue bambine chiedendo loro come fosse andato il discorso della mamma. "Credo che sia stata brava", ha risposto Sasha, la più piccola. Michelle si è anche assunta il compito di assicurare che la famiglia originaria di Obama, nella sua multiculturalità e nei percorsi insoliti, ha sempre condiviso i valori di qualsiasi famiglia americana: "Anche se lui ha questo nome buffo, anche se è cresciuto d’altra parte del continente, nelle Hawaii, la sua famiglia è molto simile alla mia: è stato cresciuto dai nonni che erano della working class, proprio come i miei genitori e da una madre single che si caricava di lavoro per pagare le bollette, proprio come facevamo noi".