Tedesca morta: il pm ricorre in Cassazione

Carenza, illogicità, contraddittorietà della motivazione, travisamento di elementi di fatto emergenti delle risultanze istruttorie. Sono alcuni dei motivi indicati dal pm Gloria Attanasio nel ricorso per Cassazione contro la sentenza emessa il 15 maggio scorso nei confronti del marocchino Nabil Benyahaya a conclusione del processo per la morte della turista tedesca Vera Heinz, il cui cadavere fu trovato nel Tevere il 20 agosto 2004. Per quell’episodio Benyahaya fu condannato a sei mesi di reclusione per omissione di soccorso e non, come sollecitato dall’accusa, per morte come conseguenza di altro delitto. Tra le questioni sollevate dal magistrato a proposito della sentenza emessa dal collegio presieduto da Anna Argento anche la violazione - è detto nel ricorso - della disposizione dell’articolo 593 del codice penale (omissione di soccorso) che impone il raddoppio della pena se dalla condotta del colpevole deriva la morte. Complessivamente, al marocchino, furono inflitti quattro anni sei mesi e dieci giorni di reclusione per vari reati tra i quali la violenza sessuale ai danni di una studentessa romana. Secondo la procura Nabil avrebbe provocato la morte della giovane tedesca dopo averle fatto fumare hashish, bere alcool e abusato di lei dopo averla condotta nella sua baracca in riva al Tevere. Nell’impugnare la parte di sentenza che ha condannato Nabil per omissione di soccorso, il pm Attanasio, che per l’imputato aveva sollecitato la condanna a dieci anni di carcere, afferma, nel ricorso di una quarantina di pagine, che il collegio «non solo ha omesso di porre in collegamento i vari gravi, precisi indizi risultanti dalle varie emergenze istruttorie, ma ha omesso di prendere in considerazione e di dar conto di rilevanti, univoche circostanze di fatto». Tra gli elementi giudicati non sufficienti dal tribunale e ritenuti importanti dal rappresentante dell’accusa, ci sono le valutazioni sul capello della tedesca trovato nella baracca del marocchino nei pressi di Ponte Marconi e le escoriazioni riscontrate sul volto dell’extracomunitario. Per i giudici di primo grado non si può escludere che il capello fosse rimasto sugli abiti indossati da Nabil il 19 agosto 2004 quando trascorse la serata in compagnia di Vera. Per il pm Attanasio, il capello, trovato su una tuta che, dalle foto scattate dalla scientifica nella baracca, appare piegata a mo’ di pigiama sotto il cuscino, conferma che la ragazza fu condotta nella baracca. Quanto alle escoriazioni, il pm lamenta il fatto che il tribunale ha omesso di motivare sulle ragioni per quali Nabil ha fornito false versioni sull’origine dei graffi riscontrati sul suo viso il giorno dell’arresto. L’uomo disse inizialmente che quelle escoriazioni erano conseguenza di uno strofinamento del suo volto su alcuni scogli di Ostia, successivamente precisò di esserseli procurati in seguito ad un tuffo. Al riguardo, il pm Attanasio ricorda l’esito di una perizia svolta dal medico legale Giovanni Arcudi secondo il quale quelle lesioni sarebbero riconducibili ad una colluttazione oppure ad una caduta.