Tedeschi ridicoli, i panzer sembriamo noi

Successo storico: non segnavamo un poker alla Germania da Messico ’70. Ma questa goleada non deve alimentare facili illusioni

Franco Ordine

nostro inviato a Firenze

L’importante è non montarsi la testa. L’importante è far finta di niente e non iscrivere questo magnifico 4 a 1 rifilato sulla schiena di una derelitta Germania all’ordine del giorno del prossimo mondiale quale viatico per un improbabile successo iridato. Nel frattempo si può festeggiare la goleada inattesa, scandita da quattro diversi attori, tre attaccanti più un centrocampista in avanscoperta, e capire che forse la formula confezionata da Lippi non è poi così malvagia. Di sicuro è spettacolare. La sua Italia gli va dietro, decisa e perentoria, conquistando, partita dopo partita, prova dopo prova, sicurezza e abilità nei meccanismi di gioco. Totti può tentare di guarire in tempo senza fretta, c’è Del Piero che gli scalda il posto da un’altra parte. E con Alex c’è un gruppo molto promettente. I due attaccanti centrali, Girlardino e Toni, si cercano e si trovano come fidanzatini al primo incontro.
È la prima volta che l’Italia travolge la Germania (4 gol ai panzer non li faceva dal famoso 4 a 3 di Messico ’70), la striscia positiva dell’attuale ct continua (quota 16), dopo l’Olanda un’altra grande s’arrende ai colpi micidiali dell’attacco azzurro. È il caso di sognare a occhi aperti? No, lunga è la strada che porta al 12 giugno. Ma di sicuro questa è una Nazionale dal gol facile, capace di stupire.
Vale la pena consumare dieci minuti di attesa, tra insofferenze diffuse e fischi ingenerosi, se la partenza è quella conosciuta ieri sera dall’Italia di Lippi. In sei minuti incenerisce la giovane Germania di Klinsmann e riaccende dalle parti di Firenze il vecchio entusiasmo di cui ha bisogno il calcio azzurro. Alla prima punizione utile, la Nazionale passa spianando la modesta trincea tedesca: Del Piero accarezza una traiettoria velenosa, Cannavaro la devia, Lehmann non trattiene la saponetta e Gilardino può comodamente infilare il sesto sigillo della sua acerba carriera azzurra. Al primo contropiede corto (palla intercettata da Camoranesi), l’Italia confeziona il 2 a 0 rotondo: Gilardino, lanciato dallo juventino, libera Toni sull’uscita del portiere. Anche Schumacher resta di sale. C’è da stropicciarsi gli occhi. E da chiedersi di conseguenza: ma questa Germania da dove arriva? Fosse passata attraverso le forche della qualificazione, sarebbe rimasta a casa, magari. Dopo venti minuti parte la ola, Carraro e i fratelli Della Valle partecipano divertiti: sembra di essere al luna park invece che alla sfida, amichevole, con sei titoli mondiali sulle maglie. La partenza, travolgente e sicura, consente agli azzurri di guadagnarsi applausi che mettono la sordina a qualche tumulto in curva ospite: merito di una giocata di Del Piero (apertura al volo su Grosso) o di un colpo di tacco di Camoranesi (per Zaccardo). Il tridente funziona che è una meraviglia, Del Piero piantato a sinistra, come a Dublino, mentre De Rossi sistemato dinanzi alla difesa quale scudo protettivo, consente a Buffon una sola parata nel primo tempo (su puntura di Deisler) e a tutta la squadra di giocare in scioltezza fino ad apparecchiare nel finale un corroborante 3 a 0. La combinazione Grosso-Camoranesi (in sospetto fuorigioco) De Rossi taglia a fette la difesa di carta velina della Germania.
All’intervallo Klinsmann apporta qualche correttivo (Metzelder al posto del perticone Mertesacker) ma ha tutta l’aria di un provvedimento inutile e tardivo. Anche le successive modifiche all’impianto iniziale aggiungono poco alla serata amara, umiliante in verità per la storia e la tradizione del calcio tedesco. La stilettata di Huth, quando Lippi dà il via alla raffica dei cambi, non toglie niente alle dimensioni della sconfitta e anche alla povera espressione tecnica e fisica della nazionale in maglia rossa. Gli azzurri concedono poco nella ripresa, offrono a volte l’intenzione di non voler infierire sui rivali ridotti a mal partito e provano a controllare le operazioni con grande mestiere. Affiorano qui e là qualche segno di nervosismo: i milanisti cercano e trovano Ballack, prossimo rivale in coppa Campioni ma nel frattempo anche Del Piero si ritaglia lo spicchio di gloria con un golletto sotto misura, di testa, propiziato da un assist del generoso Gilardino. Il 4 a 0 è un macigno sulle spalle della Germania che prova, almeno nel finale, a toglierselo di dosso. Dalle parti di Buffon si rivedono in azzurro Perrotta e Materazzi, dieci minuti anche per Iaquinta unico attaccante a disposizione e il debutto, nella sua Firenze, di Pasqual, raccontano dell’atmosfera festosa, della serata da incorniciare. Non certo per la Germania su cui è pronto a rovesciarsi un cataKlinsmann inevitabile.