Tedesco «Sarò io la nuova bandiera»

Paola Balsomini

«Liberi tutti». Il presidente del Genoa Enrico Preziosi era stato chiaro: fino al giorno della sentenza del giudice Alvaro Vigotti nessuno si sarebbe mosso da Pegli. Qualcuno in realtà già da tempo aveva fatto le valige, primo fra tutti Ezequiel Lavezzi, poi è stata la volta di Parisi, Abbiati, Milito e Gargo. In molti però hanno tenuto duro fino alla sentenza definitiva che ha ufficializzato la serie C. Compreso il tecnico Guidolin che ha deciso di annullare l’allenamento in programma ieri pomeriggio a Ronco Scrivia e che andrà via e che ieri ha salutatao tutti. Al suo posto arriverà Giovanni Vavassori, ex tecnico dell’Atalanta, dopo il no di Zeman. Ma quando la barca affonda c’è sempre chi riesce a rimanere a galla, chi vuole continuare la storia di una squadra e di una società gloriosa.
Solitamente è il capitano a prendere per mano i compagni, almeno quelli che vorranno ripresentarsi alle prossime sedute. E lui, Giovanni Tedesco, che solo qualche settimana fa aveva rifiutato lo scambio con Parisi destinazione Messina, adesso si ritrova ad attendere una telefonata del suo presidente: «Basta una telefonata, basta che Preziosi mi dica Tedesco rimani. Io non avrei dubbi, a 33 anni ho ancora tanto da dare. Certo ci devono essere delle garanzie, anche economiche e una squadra competitiva, ma non voglio abbandonare questa gente e l’ho dimostrato quando rifiutato di andare a giocare in serie A. Vorrei diventare una bandiera, rimanere qui».
I tifosi sono sempre al centro dei pensieri di presidente e squadra: «Sono incredibili, lo hanno sempre dimostrato». La squadra è ancora incredula, in molti pensavano ad un campionato diverso, ad un futuro diverso: «Non mi aspettavo che andasse a finire in questo modo. Comunque la vecchia guardia è rimasta a Genova, nessuno si è mosso, aspettano tutti una telefonata del presidente».
La serie A è sfumata in tribunale, difficile da accettare dopo aver festeggiato la promozione: «L’avevamo guadagnata sul campo, con tanti sacrifici, nostri e della società - continua il capitano - Un tribunale non avrebbe dovuto togliercela. Vorrei ricordare che siamo rimasti in testa per gran parte della stagione e che abbiamo dimostrato di essere i più forti. Abbiamo ricevuto e dato tanto entusiasmo, basti pensare ai 20 mila che abbiamo portato fino ad Empoli. Nemmeno Inter e Juventus riescono a fare tanto». Tedesco vuole restare, è pronto a rimettere le scarpe con i tacchetti e a scendere in campo con la maglia rossoblù.
Ma c’è anche chi lunedì non si ripresenterà agli allenamenti: tra oggi e domani infatti Preziosi parlerà con tutti i giocatori. Molti saranno lasciti liberi di scegliere altre destinazioni anche se non sarà semplice, visto che manca appena una settimana all’inizio del campionato. Così lunedì potrebbero non essere a Pegli Lazetic, Stellone, Zanini, Rimoldi, mentre ci saranno Caccia e Carparelli.
Quasi impossibile rivedere Milito che giovedì non si era presentato all’allenamento e che poi in serata la società ha scoperto essere con il suo procuratore Hidalgo.
Intanto a Pegli continuano le riunioni per definire le prossime mosse. La prima è quella di chiedere alla serie C un posticipo di due settimane all’inizio del campionato del Genoa, in modo da avere un pò più tempo. Al Torino il permesso è stato accordato, ma in questo caso bisognerà vedere cosa deciderà il presidente Macalli che oggi potrebbe già esprimersi a margine del sorteggio per i nuovi calendari. Poi ci sarà da risolvere il problema degli stipendi: per gli ingaggi superiori ai 62 mila 500 euro infatti dovrà essere richiesta una fidejussione. E c’è anche il problema di Francesco Guidolin che andrà via. Nelle prossime ore dovrà essere scelto un allenatore, anche se temporaneamente la squadra potrebbe essere affidata al tecnico della Primavera: «Peccato - ha detto Guidolin . C’erano tutti i presupposti per fare bene, sono amareggiato. Pur avendo vissuto due mesi d'inferno speravo fino all'ultimo in uno spiraglio positivo, invece non è stato così. Finisce qui la mia avventura al Genoa».