Tegola per l’Udc Il segretario Cesa indagato per frode

L’inchiesta è «targata» De Magistris, ma dalla genesi calabrese, nel 2006, ne ha fatta di strada, sbarcando a Roma e finendo nelle mani del pm Maria Cristina Palaia. Non è cambiata la posizione del segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa. Che resta indagato per l’ipotesi di frode comunitaria anche nel fascicolo aperto nella capitale. E sarebbe, per di più, tra i soci di un’azienda «colpiti» dal maxi-sequestro di più di un milione di euro, chiesto in estate dal pm romano e concesso pochi giorni fa dal gip. Le magagne vecchie e nuove, per Cesa, sono legata a una società di cui era cofondatore, la Digitaleco Optical Disc srl, sede legale a Roma (prima in via Tivoli e poi in via del Mascherino, a un tiro di schioppo dal Vaticano) e stabilimento a Pian del Lago, Mangone, in provincia di Cosenza. Ora in dismissione: i suoi 12 dipendenti sono stati messi in cassa integrazione per la seconda metà del 2009. Doveva produrre supporti ottici digitali - cd e dvd - ma ha finito per fabbricare soprattutto guai per Cesa e per altri soci eccellenti che la battezzarono, come Fabio Schettini (già segretario di Frattini in commissione europea) e Giovan Battista Papello, già subcommissario per l’emergenza rifiuti in Calabria. Per De Magistris la Digitaleco sarebbe stata costituita solo per incassare un contributo Ue da 5 milioni di euro. I tre - Cesa, Schettini e Papello - sarebbero tutti indagati a Roma, come anche la moglie di Papello, Stefano Bencivenga e Augusto Pelliccia. Cesa, però, si dice tranquillo. Parla di «atto dovuto» e ricorda che l’Olaf, l’antifrode Ue che lo aveva indagato per la stessa storia, avrebbe già «archiviato».