Teheran abbandona il dollaro Usa: «Transazioni in euro e altre divise»

La svolta ha spiegazioni sia politiche sia economiche: la valuta americana è in ribasso

Euro «e altre valute» al posto dei dollari nelle transazioni internazionali, vendita di petrolio inclusa. L’Iran annuncia una svolta in ambito economico dall’apparente sapore ideologico, ma che molto probabilmente si spiega anche con considerazioni più concrete, che hanno a che vedere con la protezione del sistema economico nazionale dalle poco amichevoli attenzioni degli Stati Uniti.
Già da tempo in Iran si discuteva dell’opportunità di non appoggiarsi più alla divisa americana per le transazioni estere, e il mese scorso il ministro dell’Economia Davud Danesh Jafari aveva detto che Teheran avrebbe trattato le sue operazioni con l’estero «in altre valute rispetto al dollaro» per evitare il controllo delle autorità finanzarie di Washington. Ieri il portavoce del governo iraniano ha annunciato la svolta, nominando unicamente l’euro come alternativa e precisando che la mossa servirà al suo Paese «per affrancarsi dal monopolio del dollaro».
Il portavoce è andato oltre, precisando che il ricalcolo nella valuta europea avrebbe riguardato «anche i fondi iraniani all’estero» e aggiungendo che l’Alto consiglio nazionale per l’economia aveva già approvato una disposizione che obbliga tutte le organizzazioni governative «ad aprire d’ora in poi i loro conti in euro». Ma qualche ora dopo sono arrivate le precisazioni dal governatore della Banca centrale iraniana. «Nel nostro sistema di pagamenti - ha corretto il tiro Ebrahim Sheibani - useremo molte valute, e non solo l’euro, in linea con i nostri interessi nazionali». Questo, ha aggiunto, anche su richiesta di «alcune banche straniere».
Gli esperti tendono a spiegare la scelta di Teheran in parte pensando a un annuncio di tipo politico e in parte, come del resto esplicitamente dichiarato dai dirigenti iraniani, per sfuggire ai controlli del sistema finanziario Usa. Non va però dimenticato che Teheran ha certamente anche interesse a riequilibrare il proprio paniere di riserve in valuta straniera, dal momento che il dollaro americano tende al ribasso con scarse prospettive di ripresa.
Continua intanto con esasperante lentezza lo spoglio delle schede delle elezioni tenute martedì in tutto l’Iran per il rinnovo dei consigli comunali e dell’Assemblea degli Esperti, chiamata a scegliere se necessario il successore della Guida suprema della Repubblica islamica, attualmente l’ayatollah Khamenei. Nella capitale Teheran sono state ufficialmente scrutinate meno del dieci per cento delle schede, il che non fa che alimentare le proteste dei riformisti, sempre più convinti che si cerchi di falsificare il dato elettorale che indica - secondo un comunicato del principale partito di opposizione - «una sconfitta decisiva per il presidente Ahmadinejad».