Teheran, le ambasciate europee ancora sotto attacco dei fanatici

Khamenei definisce giustificate e sante» le proteste contro le vignette. I governi islamici boicottano prodotti danesi e norvegesi

Fausto Biloslavo

A Teheran le ambasciate danese e norvegese sono ancora sotto attacco dei fanatici islamici, con lancio di sassi e bombe molotov, mentre scende in campo Alì Khamenei, la guida suprema del Paese, che definisce «giustificate e perfino sante» le proteste contro la pubblicazione delle vignette su Maometto.
Ieri decine di estremisti hanno preso d’assalto l’ambasciata danese, il cui personale è stato allontanato da domenica scorsa. Una ventina di giovani erano riusciti a superare l’alto muro di cinta della sede diplomatica, ma sono stati buttati fuori dalle forze dell’ordine. All’esterno un numero ridotto di manifestanti, rispetto al giorno prima, intonava lo slogan «Morte alla Danimarca».
Da ieri anche i pasticcini danesi venduti in Iran hanno cambiato nome, e ora si chiamano «Mohammadi», in onore al Profeta. Dopo il primo attacco circa un centinaio di manifestanti ha tentato di assaltare l’ambasciata norvegese. Una fitta sassaiola ha mandato in frantumi le finestre dell’edificio, mentre reparti antisommossa hanno impedito l’irruzione nella sede diplomatica. Il grande ayatollah Khamenei è intervenuto giustificando le proteste e definendole «sante». La guida suprema del Paese, erede di Khomeini, ha aggiunto che il «furore» non è rivolto contro «i cristiani nel mondo, ma contro le mani diaboliche coinvolte in questa diabolica vicenda». Secondo Khamenei, è evidente che «si tratta di una cospirazione dei sionisti per provocare tensione fra musulmani e cristiani». L’ayatollah ha anche rilanciato il suo cavallo di battaglia: «Come mai la libertà di espressione non viene rispettata nel caso delle negazioni, o anche solo dei dubbi sulla saga dell’Olocausto, ma la stessa libertà di espressone viene fortemente difesa dai leader europei quando sono in gioco gli insulti a oltre 1,5 miliardi di musulmani nel mondo?».
La Danimarca e l’Unione Europea hanno protestato fermamente contro il secondo attacco alle ambasciate occidentali in 48 ore. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Hamide Reza Asefi, ha spiegato che le autorità «hanno invitato i manifestanti a non prendere di mira gli spazi diplomatici», ma subito dopo si è affrettato a chiarire che «i Paesi occidentali dovrebbero fare ammenda per il loro errore». Gli ayatollah, con un comunicato del Consiglio per il dialogo fra religioni, hanno intimato che «deve essere Papa Benedetto XVI a intervenire in prima persona» per condannare le vignette blasfeme.
Nel vicino Pakistan sono scese in piazza diecimila persone in due distinte manifestazioni nella zona tribale a ridosso del confine afghano, sotto controllo dei partiti religiosi filo-talebani. «L’Islam è stato diffamato da queste caricature. Si tratta di un atto terroristico», ha detto il primo ministro provinciale, Akram Durrani, che guidava il corteo di Peshawar, capoluogo della regione.
Il Parlamento giordano ha invece chiesto al governo di Amman di rivedere tutti i contratti con i Paesi coinvolti nella pubblicazione delle vignette, a cominciare da Danimarca e Norvegia. Anche la Nigeria è stata scossa dalle proteste. Il Parlamento dello stato islamico di Kano, nel nord del Paese, ha annullato una commessa da 23 milioni di dollari per 70 bus danesi e ha deciso il boicottaggio dei prodotti norvegesi. Gli stessi deputati hanno bruciato la bandiera dei due Paesi scandinavi davanti a una folla esagitata che urlava «Allah o akhbar» (Dio è grande).
Proteste anche in Egitto, Yemen, Gibuti, nella striscia di Gaza e in Azerbaijan, mentre il governo danese ha intimato ai propri cittadini di lasciare, dopo la Siria, anche l’Indonesia.