Teheran, dispersa a bastonate la manifestazione delle donne

E i verdi sfidano il regime ricordando tremila alberi, forse radioattivi, fatti tagliare nella capitale

Alberto Pasolini Zanelli

da Washington

Degli alberi, forse, avvelenati. Una vecchia poetessa, sicuramente, malmenata. E una tensione internazionale molto probabilmente ancor più acuita. Sono le notizie del giorno da Teheran, in una miscela confusa che rende l’idea delle plurime incertezze, ma anche un accostamento che potrebbe non essere del tutto casuale. La poetessa, Simin Behbahani, partecipava a una manifestazione «femminista». Del genere concepibile in Iran, cioè non particolarmente aggressiva. Pare anzi che il gesto politico si riducesse a una passeggiatina nella capitale, denominata corteo, con dei fiori in mano per ricordare che l’8 marzo è la festa della donna. Per non intralciare il traffico, le signore (a quanto pare quasi tutte appartenenti alla buona società) si erano date appuntamento in un parco, centrale ma riparato. Scandivano, educatamente, alcuni slogan. Che non fosse una manifestazione particolarmente violenta lo si deduce anche dal fatto che a capeggiarla era appunto Simin, che ha compiuto da poco 79 anni. Comunque la polizia è arrivata lo stesso, ha voluto sciogliere l’assembramento e, a quanto pare, distribuito randellate. Bilancio: alcune contuse, tra cui la poetessa, e diversi arresti.
Altro parco, altro incidente, più grave anche se meno violento: un funerale in memoria di molti alberi. Erano, a quanto pare, addirittura tremila, sorgevano in un quartiere di Teheran e hanno cominciato ad abbatterli. Motivazione ufficiale: far posto a una nuova autostrada. Motivo sospettato dagli ambientalisti: fare sparire le prove di un crimine. Gli alberi sarebbero stati tolti di mezzo perché radioattivi e dunque potevano essere «testimoni» del fatto che nei dintorni si conducevano esperimenti con materiale nucleare. Che avrebbero potuto lasciare tracce del materiale più incriminante di tutti, l’uranio arricchito, materia prima per la Bomba. Proprio il tema scottante dello scontro, per ora a parole, tra l’Iran e la comunità occidentale, soprattutto con gli Stati Uniti.
Gli ecologisti non avevano originariamente questo in mente, bensì la difesa degli alberi. Vistisi ignorati, hanno pensato di rivolgersi in qualche modo all’Aiea, che si è sensibilizzata e ha chiesto accesso a quell’area di Teheran per esaminare i tronchi. Ma gli ispettori sono stati prevenuti e, nel corso della notte, è avvenuto il «massacro»: due, forse tremila alberi abbattuti e i «cadaveri» fatti sparire. I «Verdi» sono scesi in piazza, nella forma di una processione funebre: hanno portato un tronco in giro per la città, recitando poemi e diffondendo con l’altoparlante il rumore di una sega elettrica. Infine, rispettando il rituale musulmano per i defunti, lo hanno sepolto.
Sono in molti a sospettare che non si tratti soltanto di folklore. Sia negli ambienti governativi (con sospetto), sia in quelli dell’opposizione (con speranza), c’è chi collega le due manifestazioni di protesta al recente, ribadito impegno degli Stati Uniti ad aiutare le «forze democratiche» in Iran. Potrebbe essere solo l’inizio, con i gesti più innocenti (quello riguardante gli alberi un po’ meno ma quello delle donne può toccare un settore più vasto della società) prodromo ad altre dimostrazioni che chiamino in causa le lacune nel rispetto dei diritti civili da parte della teocrazia iraniana.