Teheran e Siria preparano la guerra contro Israele

RIPOSIZIONAMENTI La Turchia ha inasprito i toni e sembra preferire un’alleanza con gli ayatollah

Mentre i movimenti giovanili pacifisti pensano che il maggiore di tutti gli impegni sia quello di salvare la terra dai suoi guai ambientali, mentre tutti sollevano le sopracciglia perché Barack Obama ha pronunciato la parola «guerra» senza perdere i sensi, chi volesse occuparsi di salvare il mondo dovrebbe guardare al Medio Oriente. Perché qui si prepara un disastro per una vasta parte del mondo.

L’Iran ha incrudelito ieri la linea dura in politica interna, mentre il miracolo delle piazze ancora formicolanti di desiderio di libertà si ripete. La proiezione è evidente nella politica egemonica di questo Paese che vuole dominare il mondo in nome dell’islam: l’Iran e la Siria hanno firmato un patto proprio ora che Teheran è investita da nuova pressione internazionale e cerca di ciurlare nel manico negando e accettando, accettando e negando, mentre tutti sanno che il suo scopo è solo quello di costruire la bomba atomica.
Questo patto firmato due giorni or sono dal ministro della Difesa iraniana Ahmad Vahidi e dalla sua controparte siriana Ali Habib Mahmud, è finalizzato ad affrontare «comuni nemici e sfide», ovvero, se non si capisse, Israele, che il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha già destinato allo sterminio più volte.

Nel lodare Damasco per il suo grande potenziale in campo militare (opera in gran parte dell’Iran stesso) Vahidi ha detto che «è naturale per un Paese come la Siria che ha come vicino un predatore disumano e minaccioso come Israele, sia sempre preparato contro l’aggressione nemica». Tutti sanno che la guerra fra Israele e Siria nel ’67 fu determinata dall’aggressione siriana e che il Golan fu occupato in risposta all’invasione; la verità è che il patto allude a un eventuale attacco israeliano alle centrali nucleari, ora che gli ayatollah sempre di più hanno deluso le speranze del 5 più uno che cerca un accordo sull’arricchimento dell’uranio, e che gli Stati Uniti promettono sanzioni più effettive.

Si parla ormai della possibilità che già il mese prossimo si lanci il quarto round di sanzioni. Inoltre, ha certo fatto grande effetto che Obama durante il discorso a Oslo abbia condannato l’Iran. Ora se gli ayatollah di fronte a tutto questo disprezzo stringono un nuovo patto militare con la Siria, si può arguire che di fronte alla proposta di deporre i progetti bellicosi, Teheran risponda allargando il ricatto farcito di missili Shihab e di centrali atomiche, e consolidi le sue possibilità di lanciare una guerra a Israele per interposta persona.

È di pochi giorni fa la visita del presidente libanese Michel Suleiman, fino a ieri una speranza di gestione moderata e laica del Paese, all’Amministrazione americana per chiedere di accelerare la consegna di armi moderne promesse tempo fa. Non ci sarebbe niente di preoccupante, se non fosse che dopo infinite trattative con il governo Hariri, Hezbollah non solo ha conquistato un posto preminente sulla scena politica locale, ma ha anche ottenuto di mantenere le armi. L’obiettivo ovvio è Israele. E quali sono le armi di Hezbollah? Quelle iraniane provenienti dalla Siria. Il clerico estremista sciita capo di Hezbollah è forse la più acuminata arma del ricatto mediorientale dell’Iran: lui stesso ripete ogni giorno la sua determinazione piena d’odio a combattere. Teheran può usarlo a ogni momento, ed è preoccupante che il Libano moderato non voglia o non possa capire che ogni buona intenzione d’integrare Hezbollah con l’esercito possa concludersi in un arricchimento di armi per il Partito di Dio.

La Turchia, nel frattempo, è un nuovo giocatore pericoloso: dopo aver coperto Israele di ogni tipo di insulti, se ne è uscita per bocca del premier Recep Tayyip Erdogan con la prima minaccia bellica: «Se Israele usasse lo spazio aereo turco per spiare Paesi vicini (o peggio naturalmente! ndr) riceverebbe una risposta pari a un terremoto». La Turchia sembra aver deciso per ora che l’asse iraniano è il più interessante. Un ultimo punto: i palestinesi di Hamas hanno approntato una serie di tunnel per il contrabbando di missili di lunga gittata. Il clima a Gaza è duro: il reverendo Majed El Shafie presidente di One Free World International ha raccontato che a Gaza si dissotterrano i cristiani dalle loro tombe. Se sia vero, difficile saperlo. Se così fosse sarebbe un segno di guerra ideologica oltre i limiti.