Teheran nel caos: spari, un morto e centinaia di feriti tra i manifestanti

Notizie confuse arrivano dall’Iran, dove ieri erano in corso affollate manifestazioni di protesta indette dall’Onda Verde. 

Notizie confuse arrivano dall’Iran, dove ieri erano in corso affollate manifestazioni di protesta indette dall’Onda Verde, il movimento pro democrazia che sfida la leadership della Repubblica islamica impersonata dal presidente Mahmud Ahmadinejad e dalla Guida suprema Ali Khamenei. Ispirata dai rivoluzionari avvenimenti in Tunisia, in Egitto e in diversi altri Paesi del mondo arabo, l’opposizione tornava in piazza a Teheran e nelle principali città iraniane dopo 14 mesi: l’ultima volta era avvenuto il 27 dicembre 2009 ed era finita molto male, con una repressione violentissima da parte della polizia e delle temute milizie religiose cui sono seguiti nei mesi successivi centinaia di arresti ed esecuzioni capitali di protagonisti delle manifestazioni anti regime.
È difficile conoscere come si siano effettivamente svolti i fatti di ieri, perché ai giornalisti stranieri è vietato coprirli: circolano sui social network immagini e filmati di cattiva qualità e di difficile valutazione che mostrano grandi folle nelle strade di Teheran e scontri violenti. Un video documenta il passaggio in strada di un arrabbiato corteo che scandisce lo slogan ««Mubarak, Ben Ali, ora è il turno di Ali», con un riferimento alla Guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei. Un altro filmato mostra cassonetti dati alle fiamme e urla di «Morte al dittatore», oltre al violento pestaggio da parte di un gruppo di manifestanti di una persona che viene identificata come un basij, ovvero un miliziano religioso, figura odiatissima perché protagonista di violenze e omicidi nelle dimostrazioni che si sono susseguite in Iran da quando nel giugno 2009 l’opposizione rifiutò di riconoscere la vittoria di Ahmadinejad alle presidenziali. Altre immagini mostrano auto in fiamme e lanci di pietre e lacrimogeni.
Tra i dati certi della giornata di ieri c’è la messa preventiva in stato di arresto domiciliare dei leader dell’opposizione Mir Hossein Moussavi e Mehdi Karroubi e l’arresto per motivi imprecisati del console spagnolo a Teheran. Tra quelli incerti ci sono le informazioni non verificate sul numero dei partecipanti alle dimostrazioni (stimabili in decine di migliaia: testimoni parlano di «caos totale» nel centro della capitale e di gravi disordini in altre città come Isfahan, Kermanshah e Shiraz) e sulle vittime della repressione. Si parla di un morto nel centro di Teheran (gli scontri peggiori come nel 2009 si sono accesi presso l’Università) e di molte decine di feriti, ma una fonte dell’opposizione arriva a quantificarli in 250.