Teheran non perdona la Ebadi: confiscati Nobel e conto in banca

La Norvegia si dichiara sotto choc e rimarca lo sconcerto tramite il suo ministro degli Esteri sottolineando che «è la prima volta che le autorità di un Paese confiscano un premio Nobel per la pace». Poi convoca la controparte per chiedere spiegazioni. Ma di mezzo c’è Shirin Ebadi, l’avvocato e attivista per i diritti umani che ha lasciato il Paese prima delle contestate elezioni del giugno scorso perché invisa al regime di Mahmoud Ahmadinejad. E l’Iran non intende fare marcia indietro dopo aver sottratto il riconoscimento alla donna simbolo della lotta contro il regime e aver congelato perfino il suo conto in banca. Così la vicenda diventa un’altra delle questioni diplomatiche aperte nei rapporti già tesi con il governo islamico di Teheran. E anche altri Paesi europei entrano nella partita facendo pressing diplomatico sull’Iran. La Francia si è detta ieri «costernata» per l’accaduto e ha condannato «le violenze continue di cui sono vittime Shirin Ebadi e i suoi familiari in Iran».
La confisca risale a giovedì e a 24 ore di distanza dal provvedimento il ministero degli Esteri norvegese convoca l’incaricato d’affari iraniano per protestare contro la decisione. Secondo le informazioni fornite anche da Mohammad Ali Dadkhan, membro fondatore dell’Associazione di difesa dei diritti creata proprio dalla Ebadi, «la somma relativa al premio era stata depositata su un conto bancario utilizzato per aiutare i detenuti politici e le loro famiglie, ma il conto è bloccato e le autorità non autorizzano i prelievi». «Tutto questo è illegale - ha aggiunto Dadkhan - poiché il blocco o il sequestro di un conto devono essere disposti per decisione di un tribunale davanti al quale devono essere presentate delle prove».
Anche la Ebadi - tramite Radio Farda - fa sentire la sua voce: «Il governo iraniano sta facendo pressioni su di me ma non otterrà risultati. Se le autorità della Repubblica islamica sono arrabbiate per la pubblicazione dei rapporti sui diritti umani, farebbero bene a occuparsene e a migliorare la situazione», ha detto il Nobel. La Ebadi ha poi invitato il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon a visitare l’Iran per constatare di persona come vengano calpestati i diritti umani basilari: «Nessun giudice iraniano - ha aggiunto - ha mai osato dare ascolto alle mie denunce».
Dal canto loro le autorità di Teheran hanno negato ieri ogni responsabilità. E hanno addirittura espresso una protesta formale contro Oslo. Il portavoce del ministero degli Esteri, però, conferma implicitamente il blocco del conto bancario, accusando la Ebadi del «rifiuto di pagare le tasse». «Siamo sorpresi per il fatto che le autorità norvegesi adottino una posizione tendenziosa, ignorando le leggi rispettate da tutti». «Non comprendiamo perché le autorità norvegesi cerchino di giustificare la negligenza e il rifiuto di alcune persone di pagare le tasse sul reddito e seminino il dubbio sul sistema giudiziario di altri Paesi. Protestiamo contro questo comportamento».