Teheran, pena capitale per chi fa film «porno»

da Teheran

Approvata ieri dal Parlamento iraniano una legge che condanna a morte chi produce materiale pornografico o vi recita. Lo ha rivelato ieri il quotidiano spagnolo El Pais. Senza addentrarsi in cosa si intenda per «pornografia», riferendosi semplicemente a quel materiale «il cui contenuto consiste nell’esporre nudità dell’uomo e della donna mentre hanno relazioni sessuali», il regime degli Ayatollah ha preso il provvedimento in seguito a uno scandalo provocato da un recente video in cui si vede una nota attrice avere rapporti con il suo fidanzato.
La legge si riferisce alla diffusione del materiale «immorale» con mezzi informatici, come dvd o cd. Libri e riviste sono già stati proibiti. «Chiunque produca opere pornografiche o sia direttamente coinvolto nella sua creazione sarà considerato «corrotto della terra e potrà essere quindi punito con la corrispondente pena», si legge nel testo della legge diffuso dall’agenzia stampa Irna. Essere «corrotto della terra» è tra i più gravi crimini citati dal Corano. Il codice penale iraniano, che lo integrò dopo la rivoluzione islamica del ’79 in cui fu rovesciato il regime filoccidentale dello Scià, prevede per questo reato la pena capitale. L’approvazione della legge avviene negli stessi giorni in cui l’ex presidente iraniano, Mohammed Khatami, è sotto accusa per aver stretto la mano a più di una donna nella sua recente visita in Italia. Secondo la Sharia, un uomo non può avere nessun contatto con una donna con cui non abbia una forma di relazione. Il filmato, finito su YouTube, in cui Khatami stringe la mano ad alcune signore presenti alla conferenza «Vicino, lontano» in cui l’ex presidente è intervenuto, ha scatenato polemiche e condanne nel suo paese. A nulla è valsa la smentita dello suo staff, secondo cui «Khatami nella calca non sapeva a chi stringeva la mano». Dell’atto offensivo commesso dall’ex presidente ne parlano tutti i giornali. Kayan, influente quotidiano radicale di Teheran lancia un monito: «Khatami stia in guardia», accusandolo di essere caduto nella «trappola di Cia».
Anche il presidente conservatore Mahmoud Ahmadinejad, ai primi di maggio, era stato duramente accusato di «indecenza» per un bacio a mano fatto alla sua anziana ex insegnante. Con la nuova legge che vieta la produzione di «opere pornografiche», equiparate al tradimento o allo spionaggio, puniti con la morte, chi in Iran sperava in una lenta apertura, vede le proprie speranze affossate.