«Teheran vuole fabbricare missili nucleari»

L’Iran pensa a una conferenza internazionale per valutare se sia esistito l’Olocausto

Gian Micalessin

Adesso Teheran fa paura anche all'Europa e i servizi segreti di Gran Bretagna, Germania, Belgio e Francia lanciano l'allarme. Secondo un rapporto fatto filtrare dall'intelligence di Sua Maestà e pubblicato dal quotidiano inglese The Guardian, l’intelligence europea cerca di districare la ragnatela di intermediari e agenzie ombra impegnati a rastrellare tecnologia nucleare e missilistica. La Repubblica islamica punterebbe ad assemblare un ordigno nucleare accelerando il processo di arricchimento dell'uranio e ad aumentare il raggio d’azione dei missili mettendoli in grado di raggiungere, oltre a Israele, anche l'Italia e il sud Europa.
Le 55 pagine del rapporto ricostruiscono i tentativi iraniani e citano Siria, Pakistan e Corea del Nord come principali piazze del mercato nero per l'acquisizione di armamenti illeciti. Le società fiduciarie, gli intermediari e gli accademici al soldo degli iraniani sarebbero stati incaricati - spiegano i servizi - di trovare informazioni e materiali necessari per mettere a punto un arsenale nucleare, biologico e chimico. Gli esperti balistici iraniani starebbero costruendo gallerie del vento e sviluppando sistemi per la navigazione e il puntamento di precisione. Il documento cita, infine, le «richieste d'importazione e le acquisizioni registrate quotidianamente» dai responsabili dello sviluppo di un nuovo missile balistico.
Il rapporto va chiaramente preso con tutte le cautele del caso. Con tutta probabilità la sua diffusione serve a mettere sull'avviso Teheran e fargli capire che l'Europa conosce bene le vie e gli strumenti utilizzati dagli iraniani per acquisire tecnologia proibita.
La pubblicazione coincide con il progressivo deterioramento dei negoziati tra i «tre grandi europei» e la Repubblica islamica. Dopo la decisione iraniana di riprendere la ricerca sull'arricchimento dell'uranio Gran Bretagna, Germania e Francia hanno fatto capire di esser pronti a cancellare l'appuntamento negoziale fissato per il prossimo 18 gennaio. La mossa successiva sarebbe la presentazione di una mozione al direttivo dell'Aiea (Agenzia internazionale per l'energia atomica) convocato per il 9 marzo per il deferimento al Consiglio di Sicurezza dell'Onu.
Ieri Ali Larijani, segretario del Consiglio superiore di sicurezza nazionale, si è rivolto all'Europa intimandole di «non costringere la Repubblica Islamica a interrompere il dialogo». Poi l'architetto della politica estera iraniana ha accennato a un misterioso piano alternativo da mettere in atto in caso di gioco sporco degli europei. «In questo gioco - ha detto l'ermetico Larijani - siamo per un risultato che permetta a Iran ed Europa di alzarsi vincitori. Se perderemo noi perderà anche la nostra controparte, ma allora dovrà prepararsi a vivere un inferno». A Stati Uniti e Israele Larijani riserva parole ancora più dure. «Basterà un piccolo errore dell'America o dei sionisti per indurci a scatenare l'inferno». Larijani ha poi ribadito il rifiuto del piano alternativo di Mosca per l'arricchimento dell'uranio iraniano confermando di non voler «rinunciare al ciclo di produzione del combustibile nucleare».
A irruvidire ulteriormente i rapporti con l'Occidente contribuisce anche la proposta dell'Associazione dei giornalisti musulmani che, prendendo alla lettera le affermazioni del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad sulla «leggenda dell'Olocausto», propongono di convocare una conferenza sull'argomento invitando a Teheran i maggiori storici revisionisti e negazionisti. Tra i sostenitori del presidente iraniano vengono citati il francese Robert Faurisson, ex docente dell'Università di Lione, l'americano Arthur Butz, autore del libro La truffa del Ventesimo secolo, oltre al britannico David Irving e il canadese di origine tedesca Ernst Zendel, in prigione e in attesa di giudizio rispettivamente in Austria e in Germania per avere negato lo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti.