Tela del Seicento torna alla luce grazie a due lampadine spente

È rimasto nascosto per quasi sessant’anni, coperto come se fosse una vecchia crosta senza alcun valore. E chissà per quanto ci sarebbe ancora rimasto se una lampadina dell’oratorio di San Bernardo a Santa Margherita non avesse fatto i capricci. Un dipinto di Bernardo Castello, caposcuola della pittura genovese tra il 1500 e il 1600, è stato ritrovato per caso e per una buona dose di fortuna, grazie anche all’occhio attento del priore e di un altro aderente all’Arciconfraternita di San Bernardo, la più antica di Santa Margherita, iscritta da 700 anni al gonfalone di Roma.
«Una domenica mattina, con il priore Franco Pagano, ero nell’oratorio durante l’orario di apertura al pubblico – racconta il confratello Michele Amandolesi -. Abbiamo notato che nel coro, dove si trovava appeso un grande quadro, c’erano alcune lampadine fulminate. Abbiamo deciso di andare a sostituirle. Saliti in cima alla scala abbiamo visto che nell’angolo in basso a sinistra la tela era sollevata e sotto c’era qualcosa. Abbiamo scostato ancora un po’ il dipinto e abbiamo notato una figura in abiti cinquecenteschi. Era un secondo quadro, sul quale era stata applicata una nuova tela con puntine da disegno». Quella figura, spiegherà poi la Soprintendenza al patrimonio artistico, era probabilmente il committente che ha chiesto a Bernardo Castello di eseguire l’opera.
Le sorprese positive non erano finite. Il quadro, due metri per due e mezzo circa, rappresenta San Bernardo in cattedra tra Sant’Erasmo e San Nicola. E spiega, secondo gli esperti, anche il modo in cui Giovanni Andrea De Ferrari avrebbe impostato il quadro a lui commissionato nel 1639 e conservato nella chiesa di San Siro. Il De Ferrari era infatti un allievo del Castello ed evidentemente in quegli anni a Santa Margherita il dipinto di San Bernardo era molto piaciuto, tanto che i committenti ne avevano ordinato uno impostato allo stesso modo all’allievo del maestro.
Se anche la cornice, in legno intagliato dorato e dipinto, è assai preziosa perché quasi certamente quella originale, le condizioni di conservazione dell’opera d’arte non sono le migliori. È rimasta per decenni in un luogo umido e coperto da un quadro di assai minor pregio, fatto eseguire forse da chi lo ha donato alla chiesa, per coprire quello che sembrava ormai solo un dipinto vecchio e rovinato. «Purtroppo per tanti anni l’Arciconfraternita non ha avuto modo di sviluppare appieno la sua attività – spiega Amandolesi -. Con il nuovo parroco, don Luciano Smirni, ha ripreso vigore. E grazie alla famiglia Ferrero, che per decenni ha comunque curato l’antico oratorio, ora sta cercando di recuperare il tempo perduto». Pur essendo una delle più antiche e gloriose, la confraternita non è però più ricca come un tempo. E i preventivi per il restauro del dipinto e della cornice non scendono mai sotto i 12mila euro.
«Speriamo di trovare qualcuno disposto ad aiutarci», è l’augurio finale che si fanno i confratelli.