Le telecamere sono andate via Ora Garlasco dà la colpa ai pm

nostro inviato

a Garlasco (Pavia)
Garlasco esiste ancora. Vive, ha luce, parla. Il suono martellante delle campane della chiesa di Santa Maria riempie piazza della Repubblica, si infila nei vicoli, le automobili sono parcheggiate tutte in ordine, brusio dal caffè Commercio, voci soffuse dal bar Gobbi, primi vapori di natale nonostante il sole imprevisto, caldo. È finito il tempo dell’alveare di telecamere e parabole satellitari, degli affari per alberghi, pizzerie, ristoranti e affini. Per ora.
Chiara Poggi sembra un ricordo lontano, due giorni di lacrime e fiori al camposanto di Pieve Albignola, lungo la strada per San Lazzaro e Voghera, un vetro spesso, abbrunito all’entrata della cappella di famiglia ha tenuto lontano i flash dei fotografi, dilettanti e professionisti, gli amici di Alberto sono venuti a pregare, in silenzio. Lui, Alberto Stasi, è un fantasma che nessuno vede, conosce, indica. Forse a Londra, per scappare da questo corteo triste. Forse. Pascoli e Carducci erano facile materia di studio quando la scuola non prevedeva di finire su YouTube, oggi sono i riferimenti sgradevoli delle vie del delitto. Garlasco è stata dimenticata, sembra. Riposta in archivio, c’è altra roba grossa da affrontare, omicidi in ogni dove. Alfonso Lauro, magistrato, ha spento i microfoni: «La presenza invadente e oltraggiosa della stampa ha intossicato i rapporti, pensavo di poter intrattenere con voi una relazione corretta, così non è stato, mi hanno attribuito parole mai pronunciate. La città si era stufata di questo clima e ora si riposa, non dorme, si rilassa. C’è stata una morbosità incredibile e nessuno ha avuto rispetto per Chiara e i suoi genitori».
Morbosità? Dalla fondazione dell’impero, si potrebbe obiettare, da crucifige al pollice verso, da piazzale Loreto alle telefonate dei brigatisti o dei sequestratori, cronaca vera, cronaca nera, insomma cronaca, racconto temporale. Alfonso Lauro aveva confessato davanti alle telecamere di sentirsi oppresso dalle domande continue (stupide) dei giornalisti e ora? «Non sono più oppresso, è vero ma non per merito della stampa». Un colpevole, finora, è stato accertato, trattasi dei giornalisti, per il resto si dovrà attendere. Questione di giorni, una proroga dietro l’altra, l’otto di novembre l’ultima data nella quale i Ris consegneranno il loro lavoro, finalmente: «La situazione è in stand by ma progressivo, le indagini dei carabinieri sono proseguite con grande dispendio di energie, non abbiamo scadenze fisse, questa è una domanda stupida, aspettiamo le ultime perizie e consulenze. Non possiamo dare in pasto alla stampa un colpevole, lo volete capire?». Lo potremmo capire se qualcuno non avesse già provveduto a spedire al gabbio Stasi Alberto per poi, su decisione del gip Pravon, riportarlo a casa: «Ognuno si assuma le responsabilità delle proprie decisioni» è la risposta lenta, quasi sussurrata di Alfonso Lauro. Si può contestare il suo dire e il suo fare ma della sua collega Muscio che cosa si potrebbe obiettare? Il pm Muscio è chiusa a riccio, non fiata, non appare, studia, esamina, decide. Ha incontrato Marco Ballardini, medico legale di Pavia, il quale ha completato la relazione dell’autopsia effettuata sul corpo di Chiara Poggi. Colpita più volte alla testa, solo alla testa con un oggetto tagliente. E le voci di dentro riferiscono di una serie di pizzini, biglietti d’amore e di scherno tra gli innamorati, Alberto ferito nell’onore. Voci maligne, tormento. Lo stesso che ha preso la famiglia Poggi, prima lacerata, poi disperata, quindi arrabbiata e rabbiosa, ansiosa di conoscere, perché il tempo senza notizie, dopo la tempesta di voci e interviste, è maligno, aumenta angoscia e sospetti.
Garlasco attende, Enzo Maria Spialtini, il sindaco, porta a spasso un labrador più nero della notte. Ha finito di rispondere a duemila domande, a tremila interviste: «Non si preoccupi, mi dicevano quelli della Rai, le teniamo noi il cane!». Spialtini ammette che la città ha goduto della vicenda: «Basta controllare i conti dei locali pubblici in quei mesi» ma spiega che è arrivato il momento di sapere se c’è in giro tra loro un assassino maledetto: «Colpevole di un atto efferato, dicono che la scena dell’omicidio, lo stato del corpo di Chiara, non hanno paragoni nel tempo, anche fuori da Garlasco».
Franco Santagostino, amico di famiglia dei Poggi, oppositore in consiglio comunale del ds Spialtini, conferma e aggiunge che i genitori di Chiara vogliono tornare a casa: «Questo è il loro desiderio, lo ripetono di continuo, quasi volendo rendere omaggio alla memoria di una figlia che hanno perduto in quelle stanze. Il resto sono congetture. Io, personalmente, pensavo a una rapina». Laura ha i capelli lisci e biondi, lavora nel negozio di fotografia e affini con papà e mamma; conosceva Chiara, come le gemelle fotomontaggiate, preda di Fabrizio Corona e dei blog perversi. Laura sa moltissimo di Garlasco, strade, persone, personaggi, le smorfie del suo viso accompagnano pensieri e parole: «Hanno rubato 300 euro dalla borsetta di Chiara che i genitori si erano portati appresso nella casa della nonna dove sono andati per il momento a vivere. Gli Stasi? Hanno una villa bellissima ma non si fanno vedere in giro. Le gemelle? Ogni tanto si presentano in negozio per le loro foto ma su di loro non voglio dire altro». Qui le smorfie sono più di cento come le altre che segnano l’accenno ai magistrati. Quasi un senso di rifiuto e di rigetto per chi non parla questa lingua, non ha l’accento lombardo, dunque non potrebbe, non dovrebbe: «Erano in ferie e li hanno incaricati del caso, gli hanno rovinato la vita normale!» la malalingua è comune, la registro dovunque, comunque. Mah. Il paese è piccolo, la gente mormora. Lunedì tredici agosto, sembra l’altro secolo. Il circo ha tolto le tende ma è rimasto in zona, ne puoi scorgere l’ombra, percepire i movimenti. Il silenzio è strano e mette un senso di disagio. Aspettiamo l’otto di novembre, così ci hanno detto. Poi la colpa non potrà essere dei giornalisti.