Telecamere «sparamulte»: mercoledì il Tar deciderà sull’ordinanza del sindaco

Il sindacato denuncia una violazione della privacy dei cittadini Mercoledì l’udienza

Vigili urbani contro Comune per le videocamere «sparamulte». Mercoledì prossimo sarà il Tar del Lazio a decidere se l’Ospol, l’organizzazione sindacale delle polizie locali, ha ragione a sostenere che la contestata ordinanza con cui il sindaco Walter Veltroni ha istituito il sistema di rilevazione elettronica della sosta in doppia fila deve essere annullata. «Temiamo una nuova epidemia di multe a “tappeto” - spiega Luigi Marucci, presidente dell’Ospol, il quale ha presentato il ricorso - che andrebbe a cumularsi alle già cospicue, quotidiane, vessazioni inflitte al portafoglio delle famiglie dall’attività, spesso priva delle dovute garanzie, dall’esercito di multatori, ausiliari, tranvieri, netturbini, ex bidelli, operatori della mobilità, che dilagano nella capitale».
C’è un problema di privacy da tutelare, che non ha nulla a che fare con il codice della strada. Ma a quanto pare il Campidoglio non sembra tenerne conto. Così il sindacato di polizia si è rivolto ai giudici amministrativi per far notare che, diversamente da quanto accade con le telecamere della Ztl, che sono fisse e posizionate in corrispondenza delle targhe dei veicoli, quelle «sparamulte» sono a raggio mobile. Facilmente, dunque, finirebbero inquadrati e «immortalati» i volti non solo dei conducenti delle auto, ma anche degli altri eventuali passeggeri, minori compresi, visto che generalmente chi si ferma lo fa per far scendere qualcuno dalla macchina. «È ovvia dunque - osserva l’Ospol - la più smaccata violazione della privacy e della riservatezza per un numero illimitato di cittadini». Altra nota dolente: l’«occhio elettronico» non è in grado di osservare, come farebbe un vigile, il perché della presunta sosta abusiva. «Potrebbero così essere penalizzate indiscriminatamente anche situazioni legittime - spiega Marucci - di attesa di bambini all’uscita di scuola o di soggetti anziani o disabili che tardassero a raggiungere l’auto che li attende». Nel ricorso l’Ospol sottolinea anche un’altra stortura dell’ordinanza comunale, il fatto che la latitanza dei vigili in carne e ossa finisca per annullare la «fondamentale differenza tra sosta e semplice fermata, giacchè la videocamera funzionerà non appena possa inquadrare un veicolo accostatosi in seconda fila, anche se con il motore acceso, dato che il congegno è ovviamente, “sordo” e non capta i rumori ambientali». E poi con questo sistema addio prevenzione, le telecamere impediscono qualsiasi azione concreta di decongestionamento del traffico poiché nessuno interverrà per far spostare le auto in seconda fila. Per non parlare poi di quanto costerà la novità, in termini di multe, ad ogni automobilista, visto che nell’arco di un mese ad una persona può capitare di fermarsi più volte vicino ad una scuola, un ospedale o solo un giornalaio.
L’Ospol mette anche in luce un piccolo giallo sui costi delle telecamere: «Nell’ordinanza al vaglio del Tar si dispone il reimpiego di vecchie telecamere già collocate presso monumenti o altri siti da sorvegliare. Ma pochi giorni fa si è saputo che il Comune ha acquistato le prime 40 telecamere, per un costo di 450mila euro, nuove di zecca. Chi le paga è immaginabile».