Le telecamere-trappola fruttano a Palazzo Marino 700mila multe

(...) Certi che, a fine anno, i conti torneranno. E se invece tutt’a un tratto gli automobilisti diventassero virtuosi? Vedremmo intere amministrazioni andare in rovina. E, invece, le telecamere flashano e i cittadini versano disciplinati il loro tributo, le loro imposte aggiuntive. Come se non bastassero Ici, Tarsu, Tosap e via via. Nomi diversi per dire sempre la stessa cosa: pagare, pagare, pagare. Limiti di velocità, corsie preferenziali, semafori rossi (o magari gialli, come nella “truffa” di Segrate), zone a traffico limitato, cavalcavia vietati la notte, strade a luci rosse con divieto di fermata. Le hanno inventate tutte. Non bastavano i vigili, oggi ci sono anche i mille occhi elettronici pronti a far la spia. Un grande fratello che fissa sempre le nostre targhe, il cervellone che elabora dati e sanzioni, le implacabili cartelle esattoriali (magari impazzite) con minaccia di blocco dell’auto. E adesso anche i punti da scalare alla patente: meno venti e tocca pure tornare a scuola guida. Altri soldi per corsi fasulli che ci consentiranno di tornare al volante. Magari per andare a lavorare e pronti per i prossimi versamenti. Mania di persecuzione? Mica tanto, visto che nel 2002, primo anno delle telecamere, le multe a Milano sono schizzate alla quota record di 2 milioni e 700mila euro. I dati del 2007 non ci sono ancora, ma nei primi otto mesi del 2007 le contravvenzioni sono già un milione 136mila e 553. Ovvero 142.069 al mese. Delle quali, tanto per fare un esempio, 40mila solo nelle zone a traffico limitato. Come corso Garibaldi, dove ci sono due telecamere in fila a pochi metri di distanza. E in molti fanno filotto. Ben 30mila nel 2006 sono state, invece, le multe appioppate nei due sensi di marcia del cavalcavia Monteceneri. Limite di velocità fissato a 70, divieto di circolazione durante la notte e il gioco è presto fatto.
Ma non finisce qui. Perché, secondo le statistiche, appena il 45 per cento dei milanesi accetta di pagare il minimo, regolando entro sessanta giorni. Per gli altri, invece, il conto lievita con l’aggiunta delle maggiorazioni previste per legge: le spese postali, quelle procedurali, la maggiorazione del 10 per cento ogni semestre successivo all’arrivo della cartella esattoriale. Poi ci sono gli interessi. A meno di non far ricorso al giudice di pace. Solo nel 2006 a Milano, spiega Vito Dattolico, le opposizioni sono state 21.840. Di queste il 24,5 per cento riguardano passaggi con semaforo rosso registrati da telecamere. E contestati. Il 18 per cento l’eccesso di velocità. I soliti automobilisti che cercano da fare i furbi? Mica tanto, visto che il 45 per cento dei ricorsi vengono accolti. A questi vanno aggiunti quelli indirizzati e approvati dal prefetto. Il futuro? Ancora più triste, dato che da lunedì si accendono 42 nuove trappole: le telecamere per il ticket che partirà il 2 gennaio, ma comincia a tormentare i milanesi già da adesso. I varchi, infatti, saranno sperimentati sulle auto interessate dal blocco regionale: benzina e diesel Euro 0, diesel Euro 1, ciclomotori e moto a due tempi. Per finire attenti ai furbi. Come i quattro pluripregiudicati che, sostituendosi alla polizia stradale, fotografavano auto veloci sull’A4 nel tratto tra Milano e Bergamo, inviavano ai proprietari falsi verbali e bollettini contraffatti e incassavano multe salatissime. Ma almeno non toglievano i punti dalla patente