Telecom: 13 consiglieri attaccano Rossi

La replica: «Il giudizio positivo lo ha dato il mercato. Con la società spagnola nessuna intesa formale»

da Milano

Colpo di scena nella vicenda Telecom. I consiglieri indipendenti del gruppo di tlc hanno inviato una sorta di sfiducia al loro presidente Guido Rossi. Con una durissima lettera scritta da Guido Ferrarini, leader istituzionale dei 13 consiglieri indipendenti nel consiglio d’amministrazione di Telecom Italia (su un totale di 20), e indirizzata al presidente (oltre che al segretario del consiglio, Francesco Chiappetta), il piano industriale del gruppo appena approvato (l’8 marzo scorso) viene di fatto messo in discussione.
Ferrarini, che dichiara di scrivere «per conto degli altri amministratori indipendenti», rileva che «più d’uno tra noi ha approvato il piano industriale a supporto degli obiettivi del triennio 2007-2009 con notevoli riserve», che «sarebbero emerse prima se il consiglio fosse stato periodicamente informato dal management». Inoltre «lo stesso comitato strategico è stato coinvolto quando il piano era ormai formato e non vi era più tempo per significative variazioni».
È forte anche il passaggio su Telefonica: criticando la gestione delle alleanze internazionali, su cui lamenta di non aver ricevuto informazioni dal management prima del cda del 8 marzo, Ferrarini afferma che «abbiamo appreso solo di recente dalla stampa che erano state condotte, per circa due mesi, trattative con Telefonica per un’alleanza sui mercati brasiliano e tedesco, che hanno tra l’altro portato alla predisposizione tra le parti di un accordo non vincolante (Mou) pronto a essere firmato già a gennaio». Ferrarini ha inviato la lettera solo il 15 marzo per evitare che il caso scoppiasse nel cda dell’8, alla vigilia della presentazione del piano. Che infatti è stato approvato a larga maggioranza, compreso il voto di Ferrarini.
Rossi ha riposto con una missiva indirizzata a tutti i consiglieri e inviata l’altro ieri. Una missiva dai toni pesanti nella quale si rivendica il buon giudizio dato dal mercato e dagli investitori al piano industriale. In realtà il titolo, che il 9 marzo valeva 2,13 euro, in calo rispetto alla vigilia, da allora è rimasto più o meno lì: ieri ha chiuso a quota 2,12 euro.
Per quanto riguarda Telefonica, Rossi precisa che «sarà bene ricordare che non esisteva, come mi ha confermato il dottor Cesare Alierta, presidente di Telefonica, alcuna trattativa e nessun documento, né più né meno fantasioso, né con qualche parvenza di contenuto giuridico, che potesse essere firmato né a gennaio, né successivamente. Una circostanza che in realtà sembrerebbe essere smentita dall’esistenza di un’intesa (Mou) ancorché non vincolante, della quale il Giornale aveva dato conto, compresi alcuni dettagli.
Per questo il contenuto delle missive e la discordanza tra le tesi sostenute da Ferrarini e Rossi appaiono un giallo. O, quantomeno, rendono ora la questione Telecom ancora più difficile da affrontare.
Se da un lato il presidente di Pirelli, Marco Tronchetti Provera, ha messo in vendita la sua quota, dall’altro sono forti gli interrogativi sul percorso attraverso il quale la società si trova ora in questa situazione. Con un accordo industriale con Telefonica, che sarebbe entrata anche come socio, Tronchetti Provera avrebbe potuto mantenere la maggioranza e il gruppo avrebbe provato una strada strategica di sviluppo diversa.
Ora, invece, a pochi giorni dalla scadenza del consiglio d’amministrazione (il 4 aprile vanno presentate le liste) la situazione sembra essere in alto mare.